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9 maggio 2024

FIRMA ANCHE TU: “LA SALUTE È UN DIRITTO”

Carissima, carissimo,

ti scriviamo per invitarvi al nostro banchetto per il supporto alla PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE per una sanità accessibile a tutte e tutti.


Se credi anche tu che sia tempo di dire basta al ricatto di Regione Lombardia “Vuoi farti curare? Allora paga!”, basta alla sanità pubblica asservita a quella privata, basta ai compromessi sulla salute, ti aspettiamo a firmare!


Il banchetto sarà posizionato davanti alla Biblioteca Comunale in via Madre Laura 1 a Sulbiate nella mattinata di DOMENICA 19 MAGGIO dalle 9:00 alle 12:00, se non riesci a passare, hai domande o segnalazioni, contattaci a questa mail: partitodemocraticosulbiate@gmail.com


Trovi maggiori informazioni sulla legge di iniziativa popolare sul sito https://conlasalutenonsischerza.it/ 


Ti lasciamo altri due spunti:

  • Manca meno di un mese alle Elezioni del Parlamento europeo del 8 e 9 giugno. Ti segnaliamo questo interessante appuntamento che si terrà a Bernareggio Sabato 11 Maggio dalle 15:00 in cui interverranno Cecilia Strada, Brando Benifei, Patrizia Toia e Giorgio Gori. Maggiori informazioni su Facebook al link https://www.facebook.com/photo?fbid=755997553388422&set=a.255097876811728 

  • Ti ricordiamo che è aperta la campagna di tesseramento 2024 al Partito Democratico dallo slogan “Casa per casa, strada per strada”. Ti aspettiamo al banchetto per tesserarti e unirti al Circolo PD di Sulbiate. 


Ti aspettiamo

Il Circolo PD di Sulbiate

23 dicembre 2020

AGENAS BOCCIA LA RIFORMA MARONI E IPOTECA IL MODELLO LOMBARDO

In data 16 dicembre AGENAS, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ha bocciato la riforma Maroni del 2015, mettendo in seria discussione il modello lombardo così come concepito da Formigoni.

ANAAO-ASSOMED Lombardia, il più rappresentativo sindacato medico e della dirigenza sanitaria, ha da anni posto l’accento sulle criticità del sistema voluto da Formigoni e “riformato” da Maroni. Nel corso di questi ultimi due anni, e da ultimo nel convegno “Servizio sanitario regionale lombardo: una riforma da riformare?” del 28 ottobre scorso, l’associazione ha più volte dichiarato che il Servizio Sanitario Regionale lombardo non riesce a garantire prestazioni adeguate sul territorio, in termini di presa in carico dei cronici, di appropriatezza delle prestazioni, di coordinamento tra ospedale e distretti, di programmazione e di controlli.

Ora AGENAS, con parole certamente più pacate ma non meno efficaci, certifica un sostanziale fallimento delle buone intenzioni della riforma di Maroni e addirittura affonda la lama su alcuni “mantra” del sistema formigoniano, quali la separazione tra erogatori e programmatori, base per la concorrenza e la libera scelta dei cittadini. 

30 novembre 2020

Vaccini antinfluenzali: è di nuovo stallo


La campagna di vaccinazione antinfluenzale in Lombardia è di nuovo in stallo. In quasi tutti i territori le agende delle prenotazioni sono state chiuse per mancanza di dosi. Molte Ats hanno annunciato che i vaccini ancora attesi arriveranno solo la seconda settimana di dicembre. E’ cosi all’Ats dell’Insubria, che comprende i territori di Varese e Como, come a Lecco, dove fino ad oggi sono state somministrate solo la metà delle dosi previste. A Mantova e a Cremona è stato sospeso l’invio delle dosi aggiuntive ed è ormai chiaro che non ci saranno i vaccini per gli under 65. A Pavia, ma è accaduto anche a Varese, le poche dosi sono state consegnate senza aghi, il che ovviamente significherà ulteriori ritardi.

Annullamenti e cancellazioni sono all’ordine del giorno. In alcune aree, poi, si riusciranno a vaccinare solo le persone cha hanno già fissato un appuntamento entro il 30 novembre. Tutti quelli che invece avevano prenotato il vaccino a dicembre dovranno attendere, e sperare, in una conferma.

“Quello che sta succedendo – afferma il consigliere regionale Gianni Girelli, presidente della Commissione regionale d’inchiesta sul Covid – lascia davvero sconcertati. Ma mette anche in allarme. Non solo perché la Lombardia, che per anni si è vantata di avere la sanità migliore del Paese, sta dimostrando tutta la sua incapacità organizzativa e di programmazione, ma anche perché oggi pare difficile immaginare cosa succederà con i vaccini anticovid che stanno per arrivare. Se la Regione non è riuscita a gestire nemmeno la profilassi antinfluenzale, pensiamo davvero sia pronta per una campagna più impegnativa?”

RedazioneN7ggPD532


Qui troverete tutto quel che abbiamo scritto e prodotto a proposito del vaccino antinfluenzale in Lombardia: comunicati, post, atti e rassegna stampa 

28 novembre 2020

Le ciclabili e la disastrosa situazione ambientale

Scritto da Redazione del PD di Monza

Cosa succede a Monza e attorno al mondo progressista e democratico? Per agevolare puntualmente una visione panoramica degli accadimenti abbiamo pensato di raccontarvi in pillole la settimana appena trascorsa.

Rampi sulla Regione
Dalla Regione quali risorse straordinarie per la sanità della nostra Provincia?
“Leggo – scrive Roberto Rampi – alcune polemiche fuori luogo conseguente ai dati dei contagi della nostra Provincia. Tralascio il fatto che le polemiche provengano da quella parte che si è ostinata a minimizzare nei gesti e nelle parole la situazione, dando spesso il cattivo esempio. Dico però che la polemica politica sulla pelle delle persone non si fa. E avrei volentieri fatto a meno di polemizzare. Ma se ci si dice preoccupati dei dati di Monza e Brianza sarebbe ora allora di occuparsi di alcuni fattori: i treni stracolmi dove nemmeno oggi è garantito il distanziamento, gli ospedali depotenziati, i servizi territoriali e domiciliari inesistenti, i diversi spazi sanitari pronti all’apertura e non utilizzati. I vaccini che non arrivano. E molto altro.
Per tutte queste vicende l’indirizzo a cui rivolgersi è Piazza della Lombardia. Che continua a non dare risposte ai sindaci e ai cittadini. E se il presidente della Regione è del tuo stesso partito non puoi per questo provare a far finta di nulla tirando in mezzo il governo. Sport ormai abbastanza abusato e logoro. Non stiamo giocando a rimpiattino, occorre che ognuno remi per il suo pezzo se vogliamo uscire dalla tempesta. Siamo ancora in attesa di conoscere ad esempio quali strategie e quali risorse straordinarie la Regione abbia intenzione di destinare alla sanità della nostra provincia.

11 novembre 2020

Vaccini Covid-19, MSF ai governi: Per garantire accesso equo, pretendere trasparenza sugli accordi commerciali

Redazione di Vita

Per lo sviluppo di 6 vaccini contro il Covid-19 sono stati investiti 12 miliardi di dollari in fondi pubblici, ma accordi commerciali, dati e costi della sperimentazione - informazioni cruciali per negoziare prezzi accessibili e valutare sicurezza ed efficacia - rimangono segreti. Bisogna pretendere maggiore trasparenza e le aziende farmaceutiche che stanno sviluppando il vaccino - da AstraZeneca per Oxford a Johnson&Johnson, Pfizer, GSK, Novavax e Moderna - devono rendere pubblici i propri dati e agire nell’interesse della salute pubblica.

Dopo che il preoccupante accordo raggiunto tra l’azienda farmaceutica AstraZeneca e l’istituto brasiliano di ricerca Fundação Oswaldo Cruz (Fiocruz) è stato reso noto, Medici Senza Frontiere (MSF) esorta i governi a pretendere maggiore trasparenza dalle aziende farmaceutiche sugli accordi commerciali per i vaccini contro il Covid-19 e sui costi e i dati dei test clinici, anche considerando i miliardi di dollari pubblici stanziati per lo sviluppo di questi vaccini.

Fiocruz ha fatto un grande passo in avanti in termini di trasparenza pubblicando online l’accordo stretto con AstraZeneca per produrre almeno 100 milioni di dosi del vaccino (AZD1222). Nonostante l’accordo sia stato pubblicato con alcune modifiche, questo caso deve incoraggiare i governi a fare altrettanto e chiedere maggiore trasparenza. Un precedente accordo solleva dubbi sull’impegno “non profit” di AstraZeneca e rivela come l’azienda si sia attribuita il potere di dichiarare la fine della pandemia per luglio 2021. Ciò significa che dopo questa data AstraZeneca potrebbe vendere a governi e altri acquirenti un vaccino finanziato da fondi pubblici, a prezzi altissimi.

3 novembre 2020

OSPEDALE IN FIERA: AAA PERSONALE CERCASI

Con una delibera, la giunta riattiva la struttura voluta da Fontana e recluta i medici e gli infermieri degli altri ospedali lombardi

La Regione Lombardia deve recuperare, per la riapertura dell’Ospedale in Fiera a Milano, 153 medici intensivisti e 459 infermieri, operatori che non ci sono e che quindi sottrarrà ai diversi territori, indebolendone la capacità di cura. Il tutto per attrezzare una struttura che non può contare su nessuna specializzazione e può quindi in realtà curare solo i malati meno gravi. La Regione fa esattamente quello che, a detta di tutti i maggiori esperti, non va fatto: sguarnisce la sanità territoriale per investire in un unico hub.

Trasferimento volontario? Solo sulla carta, a quanto pare. Perché, stando alle diverse segnalazioni pervenute al capogruppo dem Fabio Pizzul, Regione Lombardia, per la riattivazione del cosiddetto ospedale in fiera di Milano, sta operando forti pressioni su medici e infermieri affinché si trasferiscano da altri ospedali.

“È stato evidente fin dall’annuncio del progetto, all’inizio del mese di marzo, che il principale problema sarebbe stato quello del reperimento del personale necessario per il suo funzionamento. La delibera con cui si riapre, di fatto, la struttura, prevede il coinvolgimento di ben undici ospedali della regione, con precisazione riguardo la necessità di reperire personale qualificato, a fronte di una disponibilità, preferibilmente, in forma volontaria. Ci sembra che ci sia stata una grande sottovalutazione del possibile impatto di questa scelta sugli ospedali chiamati in causa. Ci risulta anche che la volontarietà del coinvolgimento sia solo sulla carta e che ci siano forti pressioni sul personale e sulle strutture che non contribuiscono certo a creare i presupposti per una buona gestione dell’emergenza”.

12 ottobre 2020

Vaccini: i nodi vengono al pettine

La gara di settembre, che doveva portare alla Regione Lombardia un altro milione e mezzo di vaccini, nonostante le condizioni estremamente favorevoli è stata annullata. Poco dopo l’apertura delle buste ne è stata aperta un’altra, la decima, chiusa il 5 ottobre con un esito sorprendente: alla Regione sono stati offerte da due operatori internazionali un totale di 500 dosi di cui 100 a 11 euro l’una e 400 addirittura a 26 euro. La gara precedente aveva come base d’asta 10 euro e il motivo dell’annullamento è che il solo operatore che aveva formulato l’offerta aveva proposto un prezzo unitario superiore. Pochi giorni dopo, la Regione è costretta a prendere ciò che c’è, a un costo che è quasi cinque volte quello pagato da Veneto ed Emilia Romagna nei mesi scorsi.

Ma quando avrà inizio la campagna vaccinale? E chi avrà diritto e accesso al vaccino? A partire dal 19 di ottobre la Regione ha annunciato che verranno vaccinati gli ospiti delle RSA e i pazienti più fragili e dalla seconda metà di novembre ci sarà la vaccinazione di massa sui bambini dai due ai sei anni, gli operatori sanitari e i cittadini da 60 anni in su, una popolazione che conta in Lombardia 3.874.744 persone. Il ministero raccomanda di vaccinarne il 95%, con un target minimo del 75%. Negli anni passati le cifre di adesione erano molto inferiori (meno del 50% degli over 65 si è vaccinato lo scorso inverno contro l’influenza) e la direzione generale Welfare della Regione non fa mistero di contare su numeri meno ambiziosi per poter utilizzare le dosi rimanenti sia per rifornire le farmacie sia per far vaccinare le altre categorie ad oggi escluse: il mondo della scuola, i lavoratori esposti al pubblico e gli adulti senza particolari patologie che, vaccinandosi, vogliono proteggere se stessi e i propri cari e, allo stesso tempo, contribuire a sgravare il sistema sanitario da una patologia dai sintomi simili che confonde e rallenta il tracciamento del coronavirus.

1 luglio 2020

Coronavirus, già a dicembre 2019 almeno 110 casi in Val Seriana

E' quanto emerge dall'inchiesta della procura di Bergamo sulla mancata istituzione della zona rossa
di PAOLO BERIZZI - la Repubblica

A dicembre 2019 la Val Seriana era già impestata dal coronavirus. Senza saperlo. O meglio: senza conoscere il nome del nemico invisibile. Che stava già picchiando sui polmoni come pure accadeva a Wuhan in Cina: dove però il nemico, Sars Covid 19, era già stato battezzato dalla medicina e dalle autorità (inizialmente restìe nel comunicarlo al mondo). E l'epicentro dei contagi era proprio Alzano Lombardo con il suo ospedale Pesenti-Fenaroli, dove alla fine dello scorso anno c'erano già 40 persone ricoverate per virus non riconosciuti. Che inizieranno a essere identificati e chiamati con il loro nome solo dal 23 febbraio. Più di due mesi dopo.

L'inchiesta
È la novità, clamorosa, che sta emergendo dall'inchiesta della procura di Bergamo che indaga sulla mancata istituzione della zona rossa proprio in Val Seriana, sulle Rsa, sulla chiusura-riapertura lampo dell'ospedale di Alzano e sui mancati dispositivi di protezione per gli operatori sanitari e i medici di base. Il pool di magistrati guidati dalla pm Maria Cristina Rota in tutti questi giorni non ha mai smesso di sentire medici, dirigenti ospedalieri e di aziende sanitarie, farmacisti (oltre ovviamente ai politici e ai vertici di Confindustria Bergamo e Lombardia). E di acquisire documenti. Dall'incrocio tra le carte - in particolare dai dati forniti dall'Ats -, e le testimonianze raccolte, prende forma l'ipotesi, fondata, che quello che è andato storto in Lombardia - in particolare nel secondo e più violento focolaio del coronavirus (la bergamasca Val Seriana), ha a che fare con una sottovalutazione nemmeno breve del virus. Che aveva iniziato a aggredire ben prima di quanto Regione Lombardia e governo centrale abbiano comunicato (fino ad ora sapevamo soltanto che un mese prima di Codogno, Roma aveva avvertito la Regione del pericolo, ma la Lombardia non informò i dottori).

30 giugno 2020

Il governo non può più tergiversare sul Mes, sul tavolo risorse mai viste per la sanità

Zingaretti, segretario del Pd: no alla danza immobile delle parole, 10 ragioni per dire sì ai soldi europei senza condizionalità da spendere per il sistema sanitario italiano
di Nicola Zingaretti - Corriere.it

Questi mesi ci hanno mostrato quanto sia fondamentale investire nei sistemi sanitari e nelle scienze della vita per poter garantire il diritto a cure di qualità. Per garantire a tutte e a tutti protezione e sicurezza. È evidente la necessità di promuovere il potenziamento e l’ammodernamento del nostro sistema sanitario: rafforzare gli ospedali, puntare sulle tecnologie digitali, aumentare la presenza sui territori, l’assistenza domiciliare, la prevenzione, sostenere la ricerca e costruire un nuovo sistema di presa in carico delle persone, a cominciare dagli anziani. Il sistema sanitario ha risposto ed è stato capace di uno sforzo immane: grazie agli operatori che ci hanno messo cuore e competenza, e grazie anche a una capacità di innovazione che forse neanche sospettavamo di avere.

Ora però è il tempo di un salto nel futuro e di costruire un nuovo modello. L’attuale sistema di cura e presa in carico fondato su tre politiche distinte che spesso non comunicano — sanità, sociale e terzo settore — ha mostrato tutti i suoi limiti, non va più bene, è inadeguato. Rinascita è anche questo: avere una visione nuova, fondata su un modello di integrazione delle politiche sanitarie e sociosanitarie da realizzare con idee e investimenti. Si tratta di una parte fondamentale di quel nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale di cui spesso abbiamo parlato già prima del coronavirus. Ora sappiamo che è indispensabile e improcrastinabile. Oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica.

20 aprile 2020

Coronavirus, perché tanti morti in Lombardia? Le 6 domande inevitabili

Ospedali pubblici e privati sullo stesso piano: così il sistema è andato in crisi. I nodi: mancata «zona rossa» nella Bergamasca e assenza di una rete di controllo sul territorio
di Milena Gabanelli e Simona Ravizza - 15 aprile 2020 - Corriere.it


Sarebbe ragionevole che il governatore Attilio Fontana e il suo assessore alla Sanità Giulio Gallera spiegassero onestamente perché in Lombardia c’è stato, e continua ad esserci, un numero di decessi così alto rispetto al Veneto e all’Emilia-Romagna, dove l’epidemia è partita quasi contemporaneamente. Non lo giustifica il fatto che il 25 febbraio ci fossero 231 contagiati contro i 42 in casa Zaia e i 26 in casa Bonaccini. L’epidemia si è allargata alla velocità della luce e a oggi sono morti 11 lombardi ogni 10 mila abitanti, contro i 6 dell’Emilia Romagna e i 2 del Veneto. Dai dati dell’Istat e del ministero della Salute, emerge che a Milano stanno morendo quotidianamente 90 residenti contro i 30 dell’anno scorso, a Bergamo 21 contro 4, a Brescia 20 invece di 5.

Le Rianimazioni in crisi
Il sistema ospedaliero, dove pubblico e privato sono stati nel corso degli anni messi sullo stesso piano, va subito in crisi. A ridosso del 21 febbraio, con i posti letto delle Terapie intensive sottodimensionati (8,5 su 100 mila abitanti contro i 10 dell’Emilia e del Veneto) e il 30% in gestione alla Sanità privata convenzionata, la Regione deve contrattare la loro attivazione con gli ospedali privati in un momento in cui il fattore tempo è determinante. Mentre tutti gli sforzi si concentrano nel potenziare il sistema ospedaliero davanti all’ondata di pazienti in gravi condizioni, ai primari non arrivano disposizioni chiare e al personale medico mancano i dispositivi di protezione.

15 marzo 2016

Basta sprechi alimentari, la legge approda alla Camera

La pdl antispreco sostenuta dalle associazioni passa all’esame dell’Aula, entro mercoledì il voto. Tra le novità, procedure più semplici per donare le eccedenze alimentari, incentivi alle attività commerciali e sconti sulla tassa dei rifiuti. Si recuperano anche i farmaci

Cittadini più consapevoli. Bisogna lavorare quindi su tutta la filiera (da chi produce a chi raccoglie gli eccessi e li dona), ma ogni cittadino in prima persona deve fare la sua parte. I dati ci dicono infatti che se i 57% degli sprechi sono causati dagli attori economici (dai produttori primari fino alla distribuzione e alla ristorazione), il 43% dello spreco avviene a casa del consumatore.

9 maggio 2015

Riforma sanitaria: un accordo forzato, una revisione al minimo della legge attuale

Riforma sanitaria - Valmaggi e Borghetti (Pd): “Un accordo forzato, una revisione al minimo della legge attuale”

Sara Valmaggi
Un accordo forzato e una revisione al minimo della legge attuale. La vicepresidente del Consiglio regionale, Sara Valmaggi e il consigliere Carlo Borghetti, entrambi Pd, commentano così la decisione della Commissione sanità di scegliere come testo base il maxiemendamento   presentato da tutti i gruppi di maggioranza. “In questo modo- affermano Valmaggi e  Borghetti - si riparte  con un accordo forzato, che  ha dovuto essere  firmato da tutti i capigruppo di maggioranza e si segue, ancora una volta, una procedura che  non ha alcun precedente nella storia del Consiglio,  che in realtà si riduce a un escamotage per uscire da un impasse durata mesi”.
“Guardando ai contenuti- continuano Valmaggi e Borghetti - si nota, inoltre, che l’accordo è decisamente al ribasso. La legge attuale è stata rivista solo in minima parte (in relazione alla governante.) Dei pur miseri contenuti innovativi presenti nel Libro bianco e nel primo testo depositato non è rimasto nulla”.
“Unica soddisfazione- sottolineano Valmaggi e Borghetti - è aver ottenuto, con il nostro intervento, un mese di tempo per la presentazione dei subemendamenti e sventato così l’ennesimo tentativo di contingentare i tempi evitando una vera discussione.

1 dicembre 2014

World AIDS Day

Non lasciamoci vincere dalla paura

1 dicembre giornata mondiale per la lotta contro l'AIDS

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"Entro il 2030 l'Aids si può debellare". E' questo l'obiettivo e la prospettiva che emerge dalla giornata mondiale contro l'Aids. Il direttore Relazioni Esterne del Global Fund e la portavoce dell'Osservatorio Aids hanno fatto il punto della situazione sulla lotta all'Aids. In occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids alcuni tra i principali attori impegnati nella lotta alle pandemie illustrano gli ottimi progressi raggiunti, le criticità e gli obiettivi futuri.

Christoph Benn, direttore per le relazioni esterne del Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tbc e malaria, ha spiegato che "da alcuni anni assistiamo ad una notevole riduzione di morti correlate all'Aids. Attualmente, il Fondo Globale sostiene 6,3 milioni di persone in trattamento antiretrovirale. Nonostante questi progressi rilevanti, non dobbiamo supporre che il problema sia risolto. HIV e Aids sono ancora la prima causa di mortalità nell'Africa subsahariana tra gli adulti". Secondo recenti dati resi noti da Unaids, programma delle Nazioni Unite sull'Aids, hanno perso la vita a causa del virus 1.5 milioni di persone nel 2013 ed oltre due milioni di individui sono stati contagiati. Occorre considerare che nell'ultimo decennio sono stati fatti enormi progressi, "Circa dodici anni fa il tasso di copertura della terapia antiretrovirale salvavita era del 2%, oggi siamo arrivati quasi al 60%", ha sottolineato precisare Benn. Ci sono fattori da cui il progresso della lotta all'Aids non puo' prescindere.

15 settembre 2014

Situazione alla Stazione Centrale di Milano


Profughi in Stazione Centrale, inaccettabile il comportamento della maggioranza

siriaDallo scorso ottobre ad oggi a Milano sono transitati oltre 22mila cittadini siriani provenienti dalle zone di guerra e diretti nel Nord Europa, oltre a centinaia di eritrei. Milano rappresenta per queste persone semplicemente un luogo di transito o una tappa, ma molti di essi arrivano in Stazione Centrale in condizioni di salute precarie e, nonostante la presenza dei volontari e del servizio per le urgenze, resta la necessità quotidiana di assistenza di base dal momento che in stazione transitano ogni giorno centinaia di persone.
Per questo abbiamo presentato una mozione bocciata dalla maggioranza, che chiedeva di prevedere l’apertura di un ambulatorio medico gestito dall’Asl di Milano per garantire prestazioni sanitarie di primo intervento necessarie ai profughi in transito. Ma la maggioranza ha deciso di bocciare la nostra proposta.
La nostra era una richiesta di collaborazione tra istituzioni, importante non solo per aiutare queste persone ma anche proprio, a tutela della salute pubblica. Riconosciamo il prezioso lavoro svolto sin qui dall’Areu sul gazebo di prima accoglienza, ma era necessario un impegno in più della politica per realizzare un ambulatorio che potesse garantire quella continuità anche oraria che il gazebo non può garantire.

Lombardia ed eterologa

Etereologa, un diritto immolato sull’altare dell’integralismo ciellino

fecondazioneUn diritto immolato sull’altare dell’integralismo ciellino. Alla fine la giunta regionale ha dato un’interpretazione restrittiva delle linee guida sulla fecondazione eterologa approvate dalla Conferenza stato regione. In Lombardia, negando ogni forma di rimborso pubblico,  di fatto si escludono dalle cure tutte le coppie  non agiate. Il costo della prestazione si aggirerà infatti intorno ai 3 mila euro. Tra le 6 mila copie già oggi in lista d’attesa quante di loro potranno permettersi di pagarli?
Ma non solo. E’ chiaro che  dietro le motivazioni di carattere economico  c’è in realtà la volontà di limitare fortemente l’accesso alla fecondazione eterologa, come dimostrano anche le dichiarazione del Nuovo centro destra e di alcuni esponenti dell’oscurantismo leghista lombardo.

12 settembre 2014

Serracchiani sulla sanità

Sanità, Serracchiani: “Tagli agli sprechi, non ai servizi”

serracchiani  serracchiani
Il Governo, chiedendo la riduzione del 3 per cento delle spese ministeriali, non intende tagliare i servizi sanitari. Lo conferma Debora Serracchiani, vicesegretaria nazionale del Pd.

"Non si tratta di tagliare servizi o risorse, ma di riqualificare la spesa, anche per la sanità, perché in questo Paese comunque perdurano gli sprechi", ha spiegato DeboraSerracchiani.

"Quando il Governo ha inteso dire che ogni ministero deve fare la propria parte per ridurre la spesa almeno del 3%, c'è chi lo ha interpretato anche sulla sanità.

22 dicembre 2013

LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA N. 47 del 21 dicembre 2013

La settimana in Regione: approvata una legge PD per il lavoro Non era mai successo che una legge proposta dal PD venisse approvata in Regione Lombardia. Mercoledì scorso il nostro progetto sui contratti di solidarietà, cui sono abbinate analoghe proposte di M5S e FI, è stato approvato all'unanimità. Si incentiva il ricorso alla solidarietà piuttosto che alla cassa integrazione, per mantenere i lavoratori attivi e salvaguardarne competenze e dignità personale. Il finanziamento deriva da tagli ai posti di dirigenza nella dotazione organica della giunta. È un provvedimento frutto anche dell'ascolto fatto in questi mesi di centinaia di lavoratori di aziende in crisi. Potrebbe però anche essere utilizzato in chiave espansiva, per favorire nuovi ingressi in azienda. Sono particolarmente soddisfatto essendone stato relatore in aula ed avendo dovuto condurre una trattativa non semplice con l'assessorato e con le altre forze politiche. Il testo della legge è sul mio sito.
Approvato anche il bilancio 2014In settimana è stato anche approvato il bilancio di previsione, il primo della giunta Maroni. Nel mio intervento in aula ho evidenziato una doppia incongruenza. La prima, tra le promesse in campagna elettorale e la realtà dei fatti. Non c'è traccia infatti del 75% di tasse trattenute in Lombardia nè dei risparmi della MacroRegione. La Lombardia continua a dipendere da finanza derivata e Maroni litiga con il Veneto Tosi per chi debba pagare i treni interregionali sulla tratta Milano-Venezia. Ma la distanza più allarmante è quella tra la gravità della situazione sociale, che impone cambiamenti radicali, e l'ordinarietà di un bilancio privo di novità. Coi nostri emendamenti, tutti bocciati, abbiamo avanzato proposte concrete su quattro filoni: Lavoro, casa, sanità, ambiente.