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9 maggio 2024

FIRMA ANCHE TU: “LA SALUTE È UN DIRITTO”

Carissima, carissimo,

ti scriviamo per invitarvi al nostro banchetto per il supporto alla PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE per una sanità accessibile a tutte e tutti.


Se credi anche tu che sia tempo di dire basta al ricatto di Regione Lombardia “Vuoi farti curare? Allora paga!”, basta alla sanità pubblica asservita a quella privata, basta ai compromessi sulla salute, ti aspettiamo a firmare!


Il banchetto sarà posizionato davanti alla Biblioteca Comunale in via Madre Laura 1 a Sulbiate nella mattinata di DOMENICA 19 MAGGIO dalle 9:00 alle 12:00, se non riesci a passare, hai domande o segnalazioni, contattaci a questa mail: partitodemocraticosulbiate@gmail.com


Trovi maggiori informazioni sulla legge di iniziativa popolare sul sito https://conlasalutenonsischerza.it/ 


Ti lasciamo altri due spunti:

  • Manca meno di un mese alle Elezioni del Parlamento europeo del 8 e 9 giugno. Ti segnaliamo questo interessante appuntamento che si terrà a Bernareggio Sabato 11 Maggio dalle 15:00 in cui interverranno Cecilia Strada, Brando Benifei, Patrizia Toia e Giorgio Gori. Maggiori informazioni su Facebook al link https://www.facebook.com/photo?fbid=755997553388422&set=a.255097876811728 

  • Ti ricordiamo che è aperta la campagna di tesseramento 2024 al Partito Democratico dallo slogan “Casa per casa, strada per strada”. Ti aspettiamo al banchetto per tesserarti e unirti al Circolo PD di Sulbiate. 


Ti aspettiamo

Il Circolo PD di Sulbiate

24 dicembre 2021

Newsletter Pd Lombardo - Verso un 2022 decisivo non solo per la nostra comunità democratica ma per l’intera Lombardia

Gli ultimi aggiornamenti sulle attività del Partito Democratico Lombardo

Care democratiche, care democratici,

oggi vorrei soprattutto farvi i miei migliori auguri per un Natale sereno, da trascorrere con coloro che amiamo, e per un 2022 che finalmente ci consenta di uscire dalla pandemia e di riprendere con la maggiore “normalità” possibile la vita di ogni giorno che - come sappiamo bene, essendo il vivere politico costituito essenzialmente da questo - è fatta anche di relazione, confronto, presenza in mezzo agli altri.
 
Il prossimo anno sarà decisivo non solo per la nostra comunità democratica ma per l’intera Lombardia: ci saranno infatti elezioni importantissime in tanti Comuni grandi e piccoli, e inizieremo quella preparazione alle elezioni regionali del 2023 in cui è indispensabile che il nostro partito faccia da collante e da motore per una proposta credibile, che possa davvero competere - dopo quasi trent’anni di centrodestra - per dare alla Lombardia il governo che merita: progressista, attento all’ambiente, al lavoro e alla salute di ogni cittadino; civico, aperto, inclusivo.
 
In occasione dell’Assemblea regionale che avevamo tenuto a inizio novembre davanti a Enrico Letta, avevo preso a prestito l’efficace immagine usata da Beppe Sala, quando aveva paragonato la competizione per le prossime elezioni regionali alla scalata dell’Everest. È bella e calzante, ma come dimostra proprio l’Everest, partendo per tempo e con la dovuta preparazione, equipaggiati con l’attrezzatura migliore, attenti a ogni compagno di cordata, non c’è montagna che non si possa scalare.
Noi vogliamo fare esattamente questo e sapremo farlo.
 
Sempre in quell’Assemblea aperta, parlando di percorso e di cammino, mi era venuto in mente il bellissimo verso del poeta spagnolo Antonio Machado, là dove dice: Caminante, no hay camino: se hace camino a l’andar.
Parla a propria volta di quale sia il nostro compito per il prossimo anno. Quasi spiace tradurlo ma suona più o meno così: Viandante, non c’è il sentiero, il sentiero si apre camminando.
 
È la frase che ho scelto per farvi i miei auguri: che possa farci compagnia in questi giorni di meritato riposo nelle nostre famiglie e che ci sia di ispirazione per il viaggio entusiasmante che tutti insieme ci attende.
 
Buon Natale,

Vinicio Peluffo
Segretario regionale PD lombardo
 

16 dicembre 2021

Newsletter Pd Lombardo - SONDAGGIO SULL’AZIONE POLITICA DEL PD LOMBARDO, rispondi anche tu!

Gli ultimi aggiornamenti sulle attività del Partito Democratico Lombardo

Care democratiche, care democratici,

sta riscuotendo davvero un buon successo il SONDAGGIO SULL’AZIONE POLITICA DEL PD LOMBARDO di cui vi abbiamo dato notizia nei giorni scorsi.
Chiaramente, maggiore sarà il numero dei partecipanti alla rilevazione e più dettagliate saranno le indicazioni che potremo ricavarne, ED È PROPRIO PER QUESTO CHE CHIEDO A QUANTI ANCORA NON AVESSERO RISPOSTO DI FARLO GIÀ IN QUESTI GIORNI.
 
Abbiamo un compito grande, certamente difficile da raggiungere nei suoi obiettivi e da costruire nei mesi che verranno con un rapporto che stringa le forze progressiste e quelle civiche che animano la nostra Regione, quindi il contributo di ciascun iscritto è davvero indispensabile. Non perché semplicemente “utile”, come del resto è, ma perché possiamo immaginare di dare alla Lombardia la svolta che attende da ventisei anni solo se sappiamo strutturarci giorno per giorno come una comunità che sa parlarsi, sa ascoltarsi e soprattutto sa portare all’esterno il frutto del proprio lavoro.
 

2 dicembre 2021

Newsletter Pd Lombardo - Riforma Sanitaria, la partita non è finita

 

Gli ultimi aggiornamenti sulle attività del Partito Democratico Lombardo

Care democratiche, care democratici,

tutto il PD lombardo è grato al nostro Gruppo a Palazzo Pirelli, che per tre settimane ha condotto una battaglia serrata in cui ha difeso e promosso, dentro il Consiglio regionale, un’idea diversa della Sanità per la nostra Regione, per una Sanità che sappia superare le interminabili liste di attesa, sia in grado di dare risposte ai cittadini in ogni territorio e attui un indispensabile riequilibrio tra Sanità pubblica e privata: è estremamente significativo che tutte le forze di centrosinistra e il Movimento 5 Stelle abbiano lavorato unite da questo obiettivo comune.
Il voto contrario di centrodestra e Lega era scontato, ma quel che è certo è che il nostro impegno non finisce qui perché adesso, con ancora più forza, il nostro partito dovrà essere tra i cittadini per spiegare che cambiare si può, che non ci rassegniamo davanti a un centrodestra ormai avviluppato in logiche di potere stantie e distanti dai problemi e dalle richieste dei lombardi.
La gestione della Sanità regionale, non solo durante la pandemia ma anche nei suoi aspetti ordinari, mostra quindi una volta di più come sia necessario costruire un’alternativa in Lombardia. Ventisei anni di centrodestra e Lega sono più che abbastanza. Ma la verità è che NON C’È ALTERNATIVA SENZA UN PROGETTO e che occorre una base su cui gettarne le fondamenta.
 

20 settembre 2021

Lombardia Democratica - Editoriale del Segretario Vinicio Peluffo

 

Care democratiche, care democratici,
 
vorrei che questa Newsletter - insieme agli altri strumenti già attivi, dal sito regionale alla pagina Facebook del PD lombardo - rendesse ancora più profondo il dialogo con tutti voi, così da costruire ponti che ci permettano di raggiungere anche chi sta oltre i nostri confini ma guarda con interesse e speranza a quello che la nostra comunità può fare per i tanti territori che costituiscono la Lombardia.
 
Primo impegno è creare un progetto aperto anche in vista delle elezioni amministrative che tra poche settimane vedranno andare al voto ben 237 dei 1.500 Comuni lombardi, tra cui i due capoluoghi di Milano e Varese e altri 18 centri con più di 15mila abitanti.
Assieme al mondo civico, mantenendo aperto il dialogo con il M5S, dovremo dare voce a una Lombardia che ha molto di cui chiedere conto alla maggioranza di Lega e centrodestra che guida la Regione da quasi trent’anni: il 3 e 4 ottobre sarà l’ultimo appuntamento elettorale di rilievo - per numero di Comuni al voto - prima delle elezioni regionali del 2023 ed è qui che dobbiamo saper gettare le fondamenta di un progetto ampio e aperto, fondato sul solido baricentro del Partito Democratico.
 

23 dicembre 2020

AGENAS BOCCIA LA RIFORMA MARONI E IPOTECA IL MODELLO LOMBARDO

In data 16 dicembre AGENAS, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ha bocciato la riforma Maroni del 2015, mettendo in seria discussione il modello lombardo così come concepito da Formigoni.

ANAAO-ASSOMED Lombardia, il più rappresentativo sindacato medico e della dirigenza sanitaria, ha da anni posto l’accento sulle criticità del sistema voluto da Formigoni e “riformato” da Maroni. Nel corso di questi ultimi due anni, e da ultimo nel convegno “Servizio sanitario regionale lombardo: una riforma da riformare?” del 28 ottobre scorso, l’associazione ha più volte dichiarato che il Servizio Sanitario Regionale lombardo non riesce a garantire prestazioni adeguate sul territorio, in termini di presa in carico dei cronici, di appropriatezza delle prestazioni, di coordinamento tra ospedale e distretti, di programmazione e di controlli.

Ora AGENAS, con parole certamente più pacate ma non meno efficaci, certifica un sostanziale fallimento delle buone intenzioni della riforma di Maroni e addirittura affonda la lama su alcuni “mantra” del sistema formigoniano, quali la separazione tra erogatori e programmatori, base per la concorrenza e la libera scelta dei cittadini. 

21 dicembre 2020

Per l’europarlamentare Ciocca i lombardi valgono più degli altri? Ecco il vero volto della Lega

di Stefano Vaccari - Immagina

“Nel distribuire i vaccini anti-Covid si valuti l’economia: se si ammala un cittadino lombardo, vale più di un altro”. Che schifo. Altro che “prima gli italiani”.

Quelle che leggete sono le dichiarazioni oscene dell’europarlamentare leghista Angelo Ciocca. Secondo Ciocca, è giusto privilegiare i cittadini lombardi a scapito di tutti gli altri. Perché? Perché loro “valgono di più” e quindi vengono “prima”.

Prima dei siciliani, calabresi, pugliesi, lucani e campani. Prima dei sardi e delle popolazioni del centro Italia. E addirittura prima dei piemontesi, dei liguri, dei veneti, dei valdostani, dei friulani, dei trentini, degli altoatesini e dei sudtirolesi.

Gratta gratta, la vera Lega viene sempre a galla.

E ancora una volta, quel ridicolo slogan “prima i” piazzato in ogni Regione si dimostra un enorme inganno: proprio perché ci sarà qualcuno, sempre lo stesso, a venir prima, vuol dire che ci sarà qualcuno a venir dopo. “Prima gli italiani”, ma solo quando votano.

Perché non basta travestirsi e cambiar nome. Non basta cancellare una parolina nel simbolo per cancellare anni di disprezzo per il Paese e per la sua popolazione.

È la solita Lega, è la solita vergogna.

30 novembre 2020

Vaccini antinfluenzali: è di nuovo stallo


La campagna di vaccinazione antinfluenzale in Lombardia è di nuovo in stallo. In quasi tutti i territori le agende delle prenotazioni sono state chiuse per mancanza di dosi. Molte Ats hanno annunciato che i vaccini ancora attesi arriveranno solo la seconda settimana di dicembre. E’ cosi all’Ats dell’Insubria, che comprende i territori di Varese e Como, come a Lecco, dove fino ad oggi sono state somministrate solo la metà delle dosi previste. A Mantova e a Cremona è stato sospeso l’invio delle dosi aggiuntive ed è ormai chiaro che non ci saranno i vaccini per gli under 65. A Pavia, ma è accaduto anche a Varese, le poche dosi sono state consegnate senza aghi, il che ovviamente significherà ulteriori ritardi.

Annullamenti e cancellazioni sono all’ordine del giorno. In alcune aree, poi, si riusciranno a vaccinare solo le persone cha hanno già fissato un appuntamento entro il 30 novembre. Tutti quelli che invece avevano prenotato il vaccino a dicembre dovranno attendere, e sperare, in una conferma.

“Quello che sta succedendo – afferma il consigliere regionale Gianni Girelli, presidente della Commissione regionale d’inchiesta sul Covid – lascia davvero sconcertati. Ma mette anche in allarme. Non solo perché la Lombardia, che per anni si è vantata di avere la sanità migliore del Paese, sta dimostrando tutta la sua incapacità organizzativa e di programmazione, ma anche perché oggi pare difficile immaginare cosa succederà con i vaccini anticovid che stanno per arrivare. Se la Regione non è riuscita a gestire nemmeno la profilassi antinfluenzale, pensiamo davvero sia pronta per una campagna più impegnativa?”

RedazioneN7ggPD532


Qui troverete tutto quel che abbiamo scritto e prodotto a proposito del vaccino antinfluenzale in Lombardia: comunicati, post, atti e rassegna stampa 

28 novembre 2020

Le ciclabili e la disastrosa situazione ambientale

Scritto da Redazione del PD di Monza

Cosa succede a Monza e attorno al mondo progressista e democratico? Per agevolare puntualmente una visione panoramica degli accadimenti abbiamo pensato di raccontarvi in pillole la settimana appena trascorsa.

Rampi sulla Regione
Dalla Regione quali risorse straordinarie per la sanità della nostra Provincia?
“Leggo – scrive Roberto Rampi – alcune polemiche fuori luogo conseguente ai dati dei contagi della nostra Provincia. Tralascio il fatto che le polemiche provengano da quella parte che si è ostinata a minimizzare nei gesti e nelle parole la situazione, dando spesso il cattivo esempio. Dico però che la polemica politica sulla pelle delle persone non si fa. E avrei volentieri fatto a meno di polemizzare. Ma se ci si dice preoccupati dei dati di Monza e Brianza sarebbe ora allora di occuparsi di alcuni fattori: i treni stracolmi dove nemmeno oggi è garantito il distanziamento, gli ospedali depotenziati, i servizi territoriali e domiciliari inesistenti, i diversi spazi sanitari pronti all’apertura e non utilizzati. I vaccini che non arrivano. E molto altro.
Per tutte queste vicende l’indirizzo a cui rivolgersi è Piazza della Lombardia. Che continua a non dare risposte ai sindaci e ai cittadini. E se il presidente della Regione è del tuo stesso partito non puoi per questo provare a far finta di nulla tirando in mezzo il governo. Sport ormai abbastanza abusato e logoro. Non stiamo giocando a rimpiattino, occorre che ognuno remi per il suo pezzo se vogliamo uscire dalla tempesta. Siamo ancora in attesa di conoscere ad esempio quali strategie e quali risorse straordinarie la Regione abbia intenzione di destinare alla sanità della nostra provincia.

3 novembre 2020

OSPEDALE IN FIERA: AAA PERSONALE CERCASI

Con una delibera, la giunta riattiva la struttura voluta da Fontana e recluta i medici e gli infermieri degli altri ospedali lombardi

La Regione Lombardia deve recuperare, per la riapertura dell’Ospedale in Fiera a Milano, 153 medici intensivisti e 459 infermieri, operatori che non ci sono e che quindi sottrarrà ai diversi territori, indebolendone la capacità di cura. Il tutto per attrezzare una struttura che non può contare su nessuna specializzazione e può quindi in realtà curare solo i malati meno gravi. La Regione fa esattamente quello che, a detta di tutti i maggiori esperti, non va fatto: sguarnisce la sanità territoriale per investire in un unico hub.

Trasferimento volontario? Solo sulla carta, a quanto pare. Perché, stando alle diverse segnalazioni pervenute al capogruppo dem Fabio Pizzul, Regione Lombardia, per la riattivazione del cosiddetto ospedale in fiera di Milano, sta operando forti pressioni su medici e infermieri affinché si trasferiscano da altri ospedali.

“È stato evidente fin dall’annuncio del progetto, all’inizio del mese di marzo, che il principale problema sarebbe stato quello del reperimento del personale necessario per il suo funzionamento. La delibera con cui si riapre, di fatto, la struttura, prevede il coinvolgimento di ben undici ospedali della regione, con precisazione riguardo la necessità di reperire personale qualificato, a fronte di una disponibilità, preferibilmente, in forma volontaria. Ci sembra che ci sia stata una grande sottovalutazione del possibile impatto di questa scelta sugli ospedali chiamati in causa. Ci risulta anche che la volontarietà del coinvolgimento sia solo sulla carta e che ci siano forti pressioni sul personale e sulle strutture che non contribuiscono certo a creare i presupposti per una buona gestione dell’emergenza”.

31 ottobre 2020

Covid, la denuncia: così in Brianza muore il contact tracing

Sette giorni d'attesa per un tampone, quarantene tardive, ritardi nell'isolamento dei malati. Così in Brianza muore il contact tracing. A denunciarlo sono i medici di famiglia che in questi giorni si sono riuniti proprio per affrontare il nodo "dell'incremento esponenziale di casi di Covid-19 e di conseguenza dell'incremento di lavoro e rischio a cui i medici di medicina generale del territorio di Ats Brianza sono sottoposti ed esposti ogni giorno". A tracciare un quadro sono i rappresentanti della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Monza e Lecco.

Sono giorni difficili per quest'area della Lombardia. In particolare, la provincia di Monza e Brianza ieri era alla soglia dei mille positivi giornalieri. "In questi giorni di risalita della curva dei contagi la nostra Ats ha presentato le maggiori criticità nella funzione del Dipartimento di Igiene e Prevenzione e Salute (Dips)", scrivono ai colleghi delle sezioni provinciali Marino Lafranconi (segretario Fimmg Lecco), Carlo Maria Teruzzi, segretario Fimmg Monza, insieme ai colleghi Marco Grendele, Domenico Picone, Aurelio Limonta.

Elencano le gravi criticità che stanno incontrando in questi giorni: "Il fallimento del lavoro di contact tracing nel sottoporre a tampone tempestivamente i pazienti sospetti e i contatti dei casi accertati e la sostanziale incapacità dei punti tampone messi in campo da Ats". Il problema è che "l'attesa di un tampone ormai si attesta intorno ai 7 giorni dalla segnalazione sul Portale - incalzano i camici bianchi - In taluni casi i pazienti vengono contattati direttamente in decima giornata per la riammissione a lavoro. I reiterati ritardi nell'erogazione dei protocolli di isolamento per i casi Covid sospetti o accertati e di quarantena per i contatti stretti".

24 ottobre 2020

Attilio Fontana, il ‘front office’ della Lega in Lombardia

di Pietro Bussolati - Immagina

È così che Nino Caianiello, chiama Attilio Fontana: il front office, un politico che mette la faccia su decisioni di altri. Una sorta di fantoccio da usare alla bisogna.

Nino Caianello è stato un esponente di spicco del centro destra Lombardo, già arrestato per corruzione nel 2019.

Lo ha intervistato lunedì 19 ottobre 2020 Report, Rai 3, che con una inchiesta giornalistica ha fatto emergere una trama sconvolgente di conflitti di interessi e appalti truccati, incarichi professionali alla figlia del Presidente, fino ad arrivare ai rapporti di alcuni esponenti della destra con la ‘ndrangheta. Questo è lo scenario emerso ieri sera nella descrizione dei meccanismi di Regione Lombardia.

Al di là delle vicende giudiziarie, che ci interessano il giusto, emerge una gestione del potere scanzonata dove chi riveste un ruolo apicale non ha tutte le leve del potere, e dove spesso sussiste un sottobosco di piccoli leader che impongono le proprie persone e le proprie scelte, lontano dalle telecamere e dalle istituzioni.

A marzo dell’anno scorso, mentre la pandemia imperversava furiosa in Lombardia, mentre migliaia di uomini e donne morivano anche per la scelta scellerata della giunta regionale di ricoverare nelle stesse strutture anche i pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali, mentre gli ospedali traboccavano di pazienti per una medicina territoriale martoriata dalle destre, il Presidente Attilio Fontana era intento a pasticciare tra fondi esteri e appalti che riguardavano le aziende di famiglia. Ma in modo ancora più grave, in quell’occasione, mentiva ai cittadini lombardi, affermando di non sapere nulla dell’appalto e sostenendo che la fornitura di camici da parte dell’azienda del cognato fosse una donazione (anche se le due procedure burocratiche – l’affidamento diretto e la donazione – seguono iter molto differenti nella pubblica amministrazione).

1 luglio 2020

Coronavirus, già a dicembre 2019 almeno 110 casi in Val Seriana

E' quanto emerge dall'inchiesta della procura di Bergamo sulla mancata istituzione della zona rossa
di PAOLO BERIZZI - la Repubblica

A dicembre 2019 la Val Seriana era già impestata dal coronavirus. Senza saperlo. O meglio: senza conoscere il nome del nemico invisibile. Che stava già picchiando sui polmoni come pure accadeva a Wuhan in Cina: dove però il nemico, Sars Covid 19, era già stato battezzato dalla medicina e dalle autorità (inizialmente restìe nel comunicarlo al mondo). E l'epicentro dei contagi era proprio Alzano Lombardo con il suo ospedale Pesenti-Fenaroli, dove alla fine dello scorso anno c'erano già 40 persone ricoverate per virus non riconosciuti. Che inizieranno a essere identificati e chiamati con il loro nome solo dal 23 febbraio. Più di due mesi dopo.

L'inchiesta
È la novità, clamorosa, che sta emergendo dall'inchiesta della procura di Bergamo che indaga sulla mancata istituzione della zona rossa proprio in Val Seriana, sulle Rsa, sulla chiusura-riapertura lampo dell'ospedale di Alzano e sui mancati dispositivi di protezione per gli operatori sanitari e i medici di base. Il pool di magistrati guidati dalla pm Maria Cristina Rota in tutti questi giorni non ha mai smesso di sentire medici, dirigenti ospedalieri e di aziende sanitarie, farmacisti (oltre ovviamente ai politici e ai vertici di Confindustria Bergamo e Lombardia). E di acquisire documenti. Dall'incrocio tra le carte - in particolare dai dati forniti dall'Ats -, e le testimonianze raccolte, prende forma l'ipotesi, fondata, che quello che è andato storto in Lombardia - in particolare nel secondo e più violento focolaio del coronavirus (la bergamasca Val Seriana), ha a che fare con una sottovalutazione nemmeno breve del virus. Che aveva iniziato a aggredire ben prima di quanto Regione Lombardia e governo centrale abbiano comunicato (fino ad ora sapevamo soltanto che un mese prima di Codogno, Roma aveva avvertito la Regione del pericolo, ma la Lombardia non informò i dottori).

29 giugno 2020

Capitanio non faccia confusione, è la Regione Lombardia che non finanzia lo studio per la realizzazione della M2

"Da che mondo è mondo, gli Enti locali finanziano lo studio di fattibilità e la progettazione, lo Stato centrale invece finanzia la realizzazione dell'opera" dichiara Pietro Virtuani, segretario PD di Monza e Brianza.

"Per questo è assurda la polemica della Lega e dell'Onorevole Capitanio contro il Governo che non paga la quota in capo a Regione Lombardia per completare lo studio per la progettazione del prolungamento M2 fino a Vimercate".

"È assolutamente fondamentale che tutte le Istituzioni facciano la propria parte e non si scarichino le proprie responsabilità sulle istituzioni a guida di forze politiche di segno avverso.
I Sindaci, in modo unitario, hanno fatto la propria parte: ora Regione sia di parola e metta la sua quota, perché sono anni che aspettiamo il prolungamento e non è certo il momento di prendere in giro i cittadini" conclude Virtuani.

27 maggio 2020

Lombardia: Patrizia Baffi, che presiede la commissione d’inchiesta Covid, lavora per una Rsa (campo su cui dovrà ‘indagare’)

Andrea Sparaciari - Business Insider Italia

Una donna sola al comando, ma in evidente conflitto di interesse (politico). È Patrizia Baffi, la consigliera regionale di Italia Viva eletta ieri  – grazie ai voti di Lega e Forza Italia (più il suo) – alla presidenza della commissione chiamata a far luce sulle tante e macroscopiche falle della gestione dell’emergenza sanitaria da parte del duo Attilio Fontana – Giulio Gallera.

Tra le tante magagne sulle quali si dovrà indagare, c’è sicuramente la famosa delibera regionale dell’8 marzo 2020 che mise i malati Covid nelle Rsa, causando una vera e propria strage di anziani. Un punto nodale della gestione della crisi pandemica di Fontana, che la Commissione dovrà vivisezionare. Il problema è che la neo-presidentessa Baffi risulta essere dipendente – in aspettativa – proprio di una Rsa, la Fondazione Opere Pie Riunite di Codogno Onlus.

Il suo curriculum recita infatti: “Fino al 2001 mi sono occupata di materia societaria e riclassificazione bilanci  presso uno Studio Professionale di Dottori Commercialisti, in seguito e fino al 2018 ho lavorato presso una Residenza Sanitaria Assistenziale operando in materia amministrativa gestionale”.

2 maggio 2020

Direzione regionale PD lombardo del 27/04/2020 in via telematica

Relazione introduttiva del Segretario regionale Vinicio Peluffo

Dopo lunghe settimane in cui abbiamo affrontato una situazione mai vista, è bello poter nuovamente
partecipare a una riunione della Direzione regionale, seppure nella forma virtuale che gli strumenti
tecnici ci consentono ma che speriamo di poter presto superare tornando all incontro personale.
Ringrazio tutti i presenti, il Presidente Bragaglio, i componenti della Segreteria regionale, i Segretari provinciali, i Parlamentari nazionali, quelli europei e i Consiglieri regionali con cui non sono mai venuti meno in queste settimane il lavoro e il confronto.

1. Il lavoro cui il PD lombardo è chiamato
Ci troviamo di fronte a un emergenza sanitaria i cui numeri purtroppo sono ancora significativi come ben sappiamo. All'inizio della crisi abbiamo proposto alla Regione Lombardia una cabina di regia così come è stata realizzata in altre Regioni valga tra tutti l ottimo esempio dato dall'Emilia Romagna e che avrebbe potuto diventare un luogo istituzionale in cui portare le nostre proposte e segnalare criticità e malfunzionamenti. Come sappiamo la Regione ci ha risposto con un secco no. Abbiamo fatto sentire con forza le nostre proposte, sempre costruite nel merito, tanto sulla situazione delle RSA e sulla sciagurata Delibera regionale dell'8 marzo, quanto sul fallimento della medicina territoriale, sull'inadeguatezza delle dotazioni di dispositivi protezione individuale, sull'insufficienza dei tamponi e sulla mancata sperimentazione dei test sierologici. Sono tutte questioni che trovate nel documento elaborato da Antonio Girelli, Emilia De Biasi ed Elena Carnevali, che ringrazio vivamente per il loro contributo.
Abbiamo risposto, e continuiamo a farlo, alle polemiche innescate quotidianamente dalla Giunta regionale: è stato ed è indispensabile farlo colpo su colpo tanto pi ù che anche negli ultimi giorni c'è stato un evidente salto di qualità nell'aggressione comunicativa da parte degli "spindoctor" di cui si è (o è stato...) contornato Attilio Fontana.

20 aprile 2020

Coronavirus, perché tanti morti in Lombardia? Le 6 domande inevitabili

Ospedali pubblici e privati sullo stesso piano: così il sistema è andato in crisi. I nodi: mancata «zona rossa» nella Bergamasca e assenza di una rete di controllo sul territorio
di Milena Gabanelli e Simona Ravizza - 15 aprile 2020 - Corriere.it


Sarebbe ragionevole che il governatore Attilio Fontana e il suo assessore alla Sanità Giulio Gallera spiegassero onestamente perché in Lombardia c’è stato, e continua ad esserci, un numero di decessi così alto rispetto al Veneto e all’Emilia-Romagna, dove l’epidemia è partita quasi contemporaneamente. Non lo giustifica il fatto che il 25 febbraio ci fossero 231 contagiati contro i 42 in casa Zaia e i 26 in casa Bonaccini. L’epidemia si è allargata alla velocità della luce e a oggi sono morti 11 lombardi ogni 10 mila abitanti, contro i 6 dell’Emilia Romagna e i 2 del Veneto. Dai dati dell’Istat e del ministero della Salute, emerge che a Milano stanno morendo quotidianamente 90 residenti contro i 30 dell’anno scorso, a Bergamo 21 contro 4, a Brescia 20 invece di 5.

Le Rianimazioni in crisi
Il sistema ospedaliero, dove pubblico e privato sono stati nel corso degli anni messi sullo stesso piano, va subito in crisi. A ridosso del 21 febbraio, con i posti letto delle Terapie intensive sottodimensionati (8,5 su 100 mila abitanti contro i 10 dell’Emilia e del Veneto) e il 30% in gestione alla Sanità privata convenzionata, la Regione deve contrattare la loro attivazione con gli ospedali privati in un momento in cui il fattore tempo è determinante. Mentre tutti gli sforzi si concentrano nel potenziare il sistema ospedaliero davanti all’ondata di pazienti in gravi condizioni, ai primari non arrivano disposizioni chiare e al personale medico mancano i dispositivi di protezione.

18 marzo 2020

Perché l’inquinamento da Pm10 può agevolare la diffusione del virus

La correlazione evidenziata dall’analisi dei dati delle Arpa congiunta ai numero dei contagiati: il Pm10 agirebbe da vettore del virus
di M.Cristina Ceresa - Il Sole 24 Ore

Le correlazioni vengono al pettine: l'inquinamento, soprattutto quello atmosferico, potrebbe aver preparato il terreno al Coronavirus e alla sua diffusione. Quantomeno i dati evidenziano una relazione tra i superamenti dei limiti di legge per il Pm10 e il numero di casi infetti da Covid-19.

Lo dimostra uno studio curato da una dozzina di ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima). Leonardo Setti dell'Università di Bologna e Gianluigi de Gennaro dell'Università di Bari hanno passato gli ultimi venti giorni sui dati registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio e li hanno incrociati: da una parte quelli provenienti dalle centraline di rilevamento delle Arpa, le agenzie regionali per la protezione ambientale, dall'altra i dati del contagio da Covid19 riportati dalla Protezione Civile, aggiornati al 3 marzo, lasso temporale necessario considerando il ritardo temporale intermedio di 14 giorni pari al tempo di incubazione del virus. La conclusione è che si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19.

30 gennaio 2020

Caro Attilio Fontana, sono disabile ma non imbecille. E voto con la mia testa.

Il Governatore lombardo Attilio Fontana sostiene che la vittoria del PD in Emilia Romagna è avvenuta anche grazie al trasporto attrezzato di anziani e persone con disabilità ai seggi da parte del partito. Una dichiarazione forzata che vuole giustificare la sconfitta in un modo molto discutibile.

di Iacopo Melio - Fanpage.it

Caro Attilio Fontana, fra un mese ho ventotto anni, fra una settimana una laurea in Scienze Politiche, e da sempre una malattia rara. E da quel sempre, Governatore, succede ad ogni campagna: cittadini con disabilità come merce di scambio elettorale.

Quante ne ho viste e quante ne ho lette, sa? Anche sulla mia stessa pelle. Illusioni per famiglie disperate, spesso impraticabili o pericolose: penso all’istituzione (fortunatamente scomparsa) del Ministro per la Disabilità, che tra l’altro portava il suo stesso cognome, inutile in quanto “senza portafoglio” ma soprattutto discriminatorio dato che, ancora una volta, sottolineava la specialità e non l’inclusività di certe questioni universali. Un ennesimo recinto, per di più associato alla Famiglia, con quel velo pietistico e caritatevole che non vorrà mai un disabile adulto, indipendente, autodeterminato… Ma al quale siete fin troppo aggrappati, come Matteo Salvini agita con violenza il rosario, a soffocare coscienza se mai ne abbia.

Non le è bastata una propaganda basata sul regresso, ha voluto strafare perché di avvoltoi non ce n’è mai abbastanza: di quelli che smembrano le dignità e si rifocillano di speranze altrui. E allora giù sui disabili, a picco, e poi gli anziani, affondati. Perché se abbiamo problemi fisici, troppi anni sulle spalle, disagi mentali, è risaputo: oltre ad essere un peso per la collettività, siamo anche dei completi imbecilli. Probabilmente.