16 dicembre 2010

L'"epistola" di Bondi al PD.

Scrive Bondi: “Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici, vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete”



La risposta di Franceschini:“Non credo proprio che ritireremo la mozione di sfiducia”.

La Senatrice Baio smentisce il Corriere.


Ho letto questa mattina, con profondo stupore, sul Corriere della Sera il mio nome tra coloro che sono pronti a sostenere il Governo. E' una notizia priva di fondamento e che, insieme ai colleghi Paolo Giaretta, Daniele Bosone e Lucio D'Ubaldo, abbiamo smentito anche a mezzo stampa. Stiamo vivendo una difficile fase politica e non nego che sono molti i malcontenti che aleggiano all'interno di tutte le odierne forze politiche. Ci tengo però a precisare che questo non giustifica chi, forse con l'intenzione di provocare ulteriori spaccature, diffonde notizie false di cui non sono a conoscenza neppure i diretti interessati. Basta leggere i giudizi senza appello che da sempre ho espresso sia in aula al Senato che in tutti gli incontri pubblici per capire il mio no deciso dal punto di vista politico, etico e nell'azione di questo Governo Berlusconi.
Speriamo che queste voci non siano alimentate dall'interno del partito. Prima si qualificano come 'cretini e mentecatti' chi come noi pensa che l'attuale linea del partito vada corretta, dopo il fallimento del corteggiamento a Fini e Casini; poi si accreditano voci di uscita di parlamentari di area cattolica e si tenta di coinvolgere la Cisl con un vecchio riflesso da cinghia di trasmissione. Con questa confusione il partito non recupera nessun consenso e non sarà mai in grado di dialogare con quelle forze sociali, economiche e culturali dalle quali non si può prescindere se si ha l'ambizione di governare il nostro Paese.
Spero che la pausa Natalizia possa rappresentare un momento di riflessione importante al fine di recuperare quell'onestà intellettuale che la politica degli ultimi tempi ha un po' accantonato.
Auguro a tutti un sereno Natale e un felice Anno nuovo.
Emanuela Baio

La nota del mattino del 16/12/2010

  1. DA OGGI A BRUXELLES SI DECIDE PER L’EUROPA, MA ANCHE PER L’ITALIA.

Da oggi Consiglio d’Europa, con capi di Stato e di governo. Obiettivo: mettere l’economia europea al riparo dalla tempesta. Tra le altre cose si parlerà anche di come affrontare il problema del debito pubblico.

Europa: “Il Cavaliere e il suo ministro non potranno adagiarsi più di tanto sugli allori, perché, seppur non in agenda, negli incontri informali si parlerà di un insidia che rischia di ipotecare la crescita economica del nostro paese per i prossimi anni. Tremonti è preoccupato per l`accordo sul nuovo patto di stabilità, che potrebbe prevedere un rientro dal debito pubblico troppo rigido ed
economicamente insostenibile. Non a caso ieri è uscito allo scoperto il ministro degli esteri,
Franco Frattini, che in un`audizione alle commissioni affari esteri di Camera e Senato ha messo le mani avanti in vista dei negoziati che partiranno nel 2011. Secondo Frattini, l`Italia si potrebbe opporre a una modifica del trattato Ue che introducesse norme rigide per il rientro del debito sotto il
60 per cento del pil. «Ci è stato detto con grande chiarezza, e abbiamo visto il testo, che non
ci sono né cifre, né trend vincolanti, né rigidità. Se questo non fosse rispettato l`Italia potrebbe
opporsi». Tuttavia nel documento finale dei ministri delle finanze europei del 21 ottobre scorso
sulla riforma del patto di stabilità, si dice esplicitamente che verrà definito un parametro numerico per valutare il ritmo a cui un paese riduce il debito pubblico in eccesso e si indica che, nel valutare il calo del debito, saranno presi in considerazione altri fattori giudicati rilevanti, senza però
elencarli. Una formulazione, questa, che se restasse tale condannerebbe il nostro paese a un futuro di lacrime e sangue: l`indebitamento italiano raggiungerà a fine anno il 118,5 per cento del pil, quasi il doppio del tetto del 60 posto da Maastricht, e abbatterlo a un ritmo costante significherebbe
varare una serie impressionante di Finanziarie taglia spese”.

  1. PIU’ TASSE E MENO SERV IZI. L’OCSE CERTIFICA IL DISASTRO ITALIANO.

Molti quotidiani riportano le ultime indagini dell’Ocse. Ecco l’Unità: “Molte tasse, poco lavoro e pochi servizi. Questa la miscela depressiva prodotta dall`immobilismo del governo Berlusconi durante la crisi più dura del secolo. Secondo gli ultimi dati Ocse relativi al 2009, per la pressione fiscale l`Italia sale al terzo posto, subito dopo la Danimarca e la Svezia, due Paesi modello quanto a welfare e servizi. Per il nostro Paese si tratta di un livello mai visto da 15 anni a questa parte:
il 43,5%. Un dato in salita rispetto al 43,3 del 2008 e superiore a quello del Belgio, sceso al 43,2%
rispetto al 44,2% dell`anno precedente”.
Ansa, 16 dic. Confindustria: persi 540 mila posti, male anche 2011, disoccupati raddoppiati in 3 anni;calo senza lavoro solo da 2012 - Con la crisi, dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010, il numero di occupati in Italia è diminuito di 540mila, senza contare le ore di Cig che hanno un impatto pari a 480mila unità di lavoro. Lo calcola il centro studi di Confindustria, stimando che "il numero delle persone occupate continuerà a diminuire nel 2011", con un calo atteso dello 0,4%. Il tasso di disoccupazione toccherà il 9% nel quarto trimestre 2011, e "inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012". Il numero dei disoccupati è ad ottobre 2010 (2,167 milioni) "più del doppio rispetto ad aprile 2007.

  1. PER IL FEDERALISMO TAGLI AI SERVIZI REGIONALI. OGGI LA TRATTATIVA.

Da Il Sole 24 Ore.Resta aperta fino all`ultimo oggi la trattativa a palazzo Chigi sui minori tagli alle regioni nel 2011-2012.”….” Per il 2011 il governo, con Fitto e Calderoli, ha accolto l`ammorbidimento alla manovra sul trasporto pubblico locale, lasciando però intatti
gli altri tagli per circa 3 miliardi. Posta più alta chiedono invece le regioni per il 2012 su
cui pesa un`ipoteca da 4,5 miliardi: fiscalizzazione dell`intera somma, incluso il trasporto
pubblico locale”.

  1. A TORINO SI DECIDONO I RAPPORTI DI FORZA TRA LAVORATORI E INDUSTRIA.

Gli imprenditori si sono riuniti ieri in via dell’Astronomia, sede della Confindustria, per decidere se accettare o no che la Fiat esca dalla Confindustria per impostare sia pure temporaneamente un contratto auto fuori dagli schemi.

Il Corriere della Sera: “ La questione Fiat, e la prospettiva ipotizzata dall`amministratore
delegato Sergio Marchionne di far uscire da Confindustria le newco per rilanciare i siti di Pomigliano e Mirafiori, è sbarcata al direttivo di viale Astronomia. Una discussione
di una paio d`ore che ha visto gli imprenditori sostenere le ragioni del Lingotto ma anche mostrato la preoccupazione di un probabile aumento della conflittualità in tutto il Paese se passasse la linea dello stravolgimento delle regole della rappresentanza. Se così fosse, il rischio di trasformare la
Fiom in una sorta di maxi-Cobas non fa certo piacere agli imprenditori già alle prese con i morsi della crisi”.

Il Foglio: “Una frattura che può avere esiti imprevisti, per tutti i protagonisti. Rino Formica, socialista, più volte ministro, ha spesso incrociato i ferri con la potente Fiat di Gianni Agnelli e Cesare Romiti. Analista dei processi sociali, non sottovaluta la portata politica della linea Marchionne, anzi. Ti sono indubbiamente elementi di novità - spiega al Foglio - il problema è capire se essi introducono un ciclo regolato dalla legge del più forte. In tal caso, la sfida
della Fiat diventa un invito a un`esasperazione di classe. Abbiamo alle spalle un secolo di esperienze terribili, un secolo che ci ha detto: la ricomposizione vale molto più del conflitto. Abbiamo visto le conclusioni positive della ricomposizione, hanno creato soluzioni evolutive, mentre l`esasperazione dello scontro ha prodotto ferite difficilmente risanabili senza pagare
prezzi molto alti. La riflessione da fare, dunque, è se questa sia, nelle intenzioni di Marchionne, una sorta di soluzione finale. In tal caso essa o è regressiva o è l`avvio di una rivoluzione". Addirittura? "Sì, nel senso di un cambio dell`ordine tale da mettere in discussione ruoli che vanno al di là
della normale dialettica sociale. Insomma, vedo il rischio di sottovalutare le conseguenze
della rottura". Anche nel 1980 ci fu una lacerazione drammatica. "Ma era pur sempre all`interno
delle regole. Insomma eravamo dentro un conflitto regolato come previsto dalla Costituzione. In un rapporto stretto tra accordi sindacali e intervento legislativo". Il modello Marchionne vuole metter fine a questa triangolazione neocorporativa”.

  1. CRESCE LA TENSIONE IN ITALIA. IL CAPO DELLA POLIZIA: NON FACCIAMO I SUPPLENTI DELLA POLITICA.

Facinorosi? Infiltrati? Semplici violenti? Decine di migliaia di studenti, professori, manifestanti hanno sfilato pacificamente a Roma, ma gli scontri provocati da un gruppo di violenti hanno lasciato il segno a Roma e rappresentano per molti uno spartiacque tra il prima e il dopo. Ventidue dimostranti arrestati. Quarantuno persone identificate Cinque giovani denunciati. 124 feriti o contusi tra le forze dell`ordine e danni impressionanti nel centro di Roma messo a ferro e fuoco.

Un caso? Uno sfogo isolato? L’opera di infiltrati? Le parole dette dal capo della polizia Manganelli all’Unità svelano quello che il governo ha voluto per mesi tenere sotto silenzio e negare. Eccole.

L’Unità: “Tensioni sociali «in forte crescita in tutto il paese» provocate da una grave crisi economica e «dall`instabilità anche del quadro politico»: tutto questo «costringe la forze dell`ordine ad un`attività di supplenza sempre più complessa e delicata». Un «superlavoro» richiesto a chi, tra l`altro, vede stipendi sempre più ridotti. Il Capo della Polizia Antonio Manganelli cerca di ragionare, il giorno dopo il martedì nero di Roma messa a ferro e fuoco, sulla situazione generale.
Un`analisi che parte dalla manifestazione degli studenti. Ma poi comprende Terzigno con le cariche per i rifiuti e Brescia con quelle sotto le gru dove si erano rifugiati gli extracomunitari senza permesso di soggiorno. «Anarchici, studenti, molti arrivati da fuori, dalla città del nord, più o meno organizzati. Dobbiamo ancora capire quali effettivamente le categorie in piazza. C`erano decina
di migliaia di persone, molti volevano assaltare Montecitorio e noi dovevamo impedirlo. C`è stato un collegamento temporale evidente tra il voto di fiducia e l`inizio dei disordini. Tutto era già programmato». Ci si chiede perché non sia stato possibile fermare prima gli assaltatori. Ma non
erano un gruppo individuato e individuabile, «all`improvviso nel corteo si sono staccati gruppetti di 50-100 persone, si sono travisate ...». Ed è cominciata la guerra. Ma non finisce qua. Il problema è
la rabbia sociale che c`è in giro. Giovani e meno giovani che poco o nulla hanno a che vedere con la politica e le ideologie e che sono gonfi di rabbia, disposti a tutto. «Rifiuti, Fiat, aziende che chiudono, tanti sono i focolai di tensione. Perché i rifiuti di Napoli devono diventare un problema di polizia? Semmai è di pulizia», ragiona il prefetto. «Madrid, Londra, Atene, le grandi capitali s`incendiano. E chiaro che c`è un problema che va al di là del quadro politico italiano. Ma è altrettanto chiaro che tensioni ed instabilità politica ed economica costringono le forze dell`ordine a svolgere una sempre più difficile attività di supplenza. Un superlavoro richiesto a chi, tra l`altro, è pagato sempre meno».Tra i tanti cortocircuiti a cui assistiamo c`è anche quello di vedere il
giorno prima - è successo lunedì - i poliziotti protestare contro il governo per gli stipendi tagliati. Erano gli stessi che il giorno dopo, martedì, difendevano quegli stessi palazzi da chi, come loro, chiede ascolto e diritti”.

  1. BERLUSCONI AGGRAPPATO A PALAZZO CHIGI CERCA DI COMPRARE QUALCHE ALTRO PARLAMENTARE PER EVITARE DI ESSERE TRAVOLTO ANCORA PER QUALCHE MESE.

Il paese da mesi è in sofferenza, ma il presidente del Consiglio ha altri problemi: quello di sopravvivere e di durare al potere il tempo necessario per tamponare falle, processi, smottamenti. In Parlamento, grazie al calciomercato, ha vinto il primo round della battaglia per il cambiamento.

Oggi ha tre voti di maggioranza alla Camera. Avrebbe voluto imbarcare tutta l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Ma Casini si è sganciato e insieme al presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dato vita ieri ad una nuova formazione politica. Ora Berlusconi tenterà di convincere con le argomentazioni di sempre (magari offrendo anche posti da ministro o sottosegretario lasciati liberi) qualche altro deputato per tentare di restare dov’è per qualche altro mese. Perché ora le elezioni fanno paura a Berlusconi.

E la Lega Nord che finora lo ha sostenuto sta a guardare. Se il capo del governo riuscirà, gli resterà a canto. Altrimenti saranno Bossi e i suoi a togliere la spina.

  1. NASCE IL TERZO POLO. E’ IL TIMBRO SULLA FINE DELLA MAGGIORANZA DI DESTRA.

Ieri è nato il Polo Nazionale. Anche se è nato per mettere insieme diverse esperienze e tamponare qualche debolezza dopo la sconfitta subita da Fini, questo cambiamento è il timbro ufficiale sulla fine della maggioranza di centrodestra che ha governato per larga parte degli ultimi quindici anni.

Il Corriere della Sera: “Il giorno dopo la sfiducia mancata, gli sconfitti hanno una reazione ed è questa. Casini, Fini, Rutelli, Mpa del siciliano Lombardo, liberaldemocratici, ex repubblicani ed
ex liberali, tutti assieme, compiono il primo passo verso un «nuovo polo», che chiedono, per favore, di non chiamare «terzo polo». Da ieri, dunque, formano un «coordinamento» dei gruppi parlamentari, 8o deputati e 20 senatori, che voteranno compatti e parleranno con una voce sola. Ci sarà una strategia comune per le prossime elezioni amministrative con la presentazione, nei primi turni, di candidati unici in alcune grandi città. Se arriveranno anche le elezioni politiche, al Senato
(dove si deve superare 1`8 per cento) il nuovo polo presenterà una lista unitaria, mentre alla
Camera le liste potrebbero essere due o tre, con un candidato premier. Casini così risponde al pressing di Berlusconi per un ingresso in maggioranza e si blinda in formazione plurima: offerte e
proposte saranno per tutti o per nessuno. Fini esce, in 24 ore, da una situazione di difficoltà e
prova a frenare nuovi esodi, dopo i tre che martedì hanno permesso a Berlusconi di ottenere
la fiducia. La sintesi colta è di Rocco Buttiglione, che cita una frase di Benjamin Franklin al
Congresso che proclamò l`indipendenza degli Stati Uniti (1776): «0 stiamo tutti assieme,
o ci impiccano uno per uno»”.

  1. IL PD E’ IL PERNO DEL CAMBIAMENTO. L’INCONTRO CON LA SOCIETA’. IL PASSAGGIO DELLA RESPONSABILITA’ NAZIONALE PER PORTARE IL PAESE FUORI DALLE SECCHE DOVE L’HA INSABBIATO BERLUSCONI.

Da L’Unità. “Bersani prepara un «Viaggio nell`Italia che vuole cambiare». “Il governo ha evitato la sfiducia per tre voti, è il suo ragionamento, ma anche se potrà ora «comprare qualche voto qua e là», con una maggioranza così risicata potrà al massimo «vivacchiare», rimanendo invece impotente di fronte ai gravi problemi che ha di fronte al paese. «Non riusciranno a prendere nessuna decisione importante», è la previsione del leader del Pd, che con i suoi ha ragionato non solo sui numeri ristretti su cui possono contare Pdl e Lega nell`aula di Montecitorio, ma anche sul fatto che ora che il Fli è organicamente all`opposizione, in quattro commissioni parlamentari il centrodestra è in minoranza (Affari costituzionali, Esteri, Difesa e Cultura), mentre c`è una situazione di parità alla Bilancio, alla quale devono passare tutti i provvedimenti che necessitano di copertura finanziaria. Per questo Bersani pensa che nonostante le «cose invereconde» che hanno assicurato al governo la «sopravvivenza», il voto di quelli che hanno cambiato casacca” non ha cambiato le carte in tavola e c’è il rischio delle elezioni. Nel caso il PD è pronto a dare battaglia e a vincerle, ritenendo che per il paese sarebbe tuttavia utile avere un governo di ampia portata in grado di dare la spinta necessaria a superare le necessità.

Ancora da L’Unità: “Spiega Stefano Fassina, membro della segreteria e responsabile Economia del partito, dopo la riunione della segreteria che ha convocato la direzione del Pd per giovedì 23 dicembre: «L`Italia ha profondi problemi che questo governo si è dimostrato incapace di affrontare. Il Pd vuole evitare che si allarghi la distanza tra politica, istituzioni e società. Per questo oltre all`elaborazione programmatica saremo presenti fisicamente nelle situazioni di maggiore disagio sociale». Bersani ritiene che questa sia una «situazione straordinaria» e propone una «convergenza ampia» di forze politiche, economiche e sociali interessate a realizzare a una riforma istituzionale e a dar vita a un`«alleanza per la crescita e il lavoro».

E’ la proposta di un governo di responsabilità nazionale, per affrontare la terribile sfida che il paese si trova di fronte e portare l’Italia fuori dalle secche economiche, sociali e istituzionali in cui l’ha costretta il governo Berlusconi.

In natura tutto si trasforma. Crozza a Ballarò.

Italia in ostaggio.

Bersani:"Non diamo troppo tempo a questo tramonto".
Intervento in aula del Segretario in occasione
della mozione di sfiducia.
(Video)

15 dicembre 2010

Questionario senso unico: intervento della Giunta.

Fonte sito del comune di Sulbiate.

14 dicembre 2010

QUESTIONARIO SUL SENSO UNICO: CONFUSIONARIO E POCO UTILE

Il comitato di quartiere di Brentana ha promosso un questionario/referendum sul senso unico di via Madre Laura.

L'iniziativa non rientra nelle competenze del Comitato di Quartiere ed è stata presa in totale autonomia. Non può essere condivisa dall'Amministrazione che aveva appositamente incaricato la COMMISSIONE VIABILITA' competente in questa materia dove siedono a pieno titolo anche i quattro Presidenti dei Comitati di Quartiere.

Come è noto a tutti, l'Amministrazione dispone dal 2005 di un piano generale urbanistico sul quale si sono basate le scelte degli strumenti di gestione e governo del territorio. Nei 5 anni trascorsi il piano è stato presentato e discusso in sede pubblica con i cittadini e con i Quartieri, con esso bisogna mantenere coerenza e può essere modificato con azioni condivise, motivate istituzionalmente e non autonome.

Pertanto, PER TRASPARENZA E PER SERIETA' VERSO LA POPOLAZIONE, si informa che qualunque risultato emergerà dall'iniziativa del quartiere di Brentana sarà parziale e poco significativo e quindi dovrà essere considerato per quello che è: un lavoro isolato, elementare, confusionario, con tanti limiti logici e metodologici.

Nel corso di un incontro avvenuto il 23 novembre scorso con la Giunta e i Presidenti dei Comitati di Quartiere, venne presentata l'idea e la bozza del questionario che aveva il consenso solo di due quartieri (Brentana e Sulbiate Inf.). La Giunta chiese ai Comitati di proporre l'iniziativa alla competente "commissione viabilità" che ha il compito di studiare e giudicare, con due Assessori e la Polizia Locale, il periodo sperimentale del senso unico e, ovviamente, tutto il sistema della viabilità di Sulbiate.

E' di chiara evidenza che l'iniziativa "isolata" di due quartieri di fare un questionario/referendum su un problema di dettaglio ma svincolato da una visione complessiva della viabilità di Brentana e di tutto il paese, crea attese nella popolazione che non potranno essere evase. Il non motivato rifiuto del Presidente del Comitato di Brentana di proporre alla commissione competente l'idea del questionario e il lavoro di analisi, nasconde la volontà di non collaborare con gli altri livelli Istituzionali, ponendo in essere un atteggiamento contrario al senso e alla funzione istitutiva dei Comitati di Quartiere.

Come comunicato ai Presidenti dei Quartieri il 23 novembre sarà la commissione viabilità a proporre un questionario realmente orientato a condividere con la popolazione le problematiche della viabilità e della sicurezza locale che riguarderanno sia gli aspetti di indirizzo sia quelli delle soluzioni concrete, ma in tutto il territorio sulbiatese. I risultati verranno elaborati dalla commissione viabilità (quindi anche dai Comitati di Quartiere) e consegnati agli Organi dell'Amministrazione a supporto delle scelte che spettano per legge agli Organi esecutivi.

Siamo spiacenti che il quartiere di Brentana abbia voluto realizzare questa iniziativa "a tutti i costi" e confidiamo che in futuro il quartiere vorrà attenersi alle prerogative conferitegli dal regolamento istitutivo e in special modo al fondamentale ruolo consultivo e di collaborazione con le altre Commissioni e con l'Amministrazione Comunale della quale i Comitati di Quartiere sono parte integrante. Sia altresì chiaro che ai Comitati di Quartiere non è richiesta la condivisione o la ratifica delle scelte dell'Amministrazione, la loro funzione è consultiva e sono legittime anche posizioni contrarie, ma è inaccettabile e fuori luogo il rifiuto alla collaborazione e al dialogo con gli altri Organi istituzionali dell'Ente.

Non possiamo infine sottacere ai sulbiatesi l'evidente tentativo del gruppo di opposizione di occupare politicamente un l'organismo di partecipazione del quartiere di Brentana. In questo modo i sulbiatesi sono in pratica derubati dell'ambito di libera partecipazione dei Comitati di Quartiere che la nostra Giunta ha cercato, in modo innovativo e volontario, di svincolare dalle rigide e antiche logiche di presidio maggioranza-opposizione.

La Giunta

Commento di Virus.


PS: mai giudicare dalle apparenze...il amico Brillo Parlante (parente povero di un altro sig. Parlante) quando è sobrio non sbaglia mai!

La "sobrietà" di questi tempi è qualità preziosa e rara.

Pedemontana: notizie Ansa


Autostrade: Pedemontana, Cdp disponibile a finanziamento lavori.

La Cassa depositi e prestiti e'disponibile a partecipare con una quota 'importante'' al finanziamento senior da 3,2 miliardi di euro per la realizzazione della pedemontana lombarda (Apl), l'autostrada che colleghera' entro il 2015 direttamente Bergamo a Como e Varese, realizzando la connessione tra la A4 e la A9. E' quanto ha affermato il presidente Vincenzo Perrone, nel corso di un incontro con la stampa al quale ha partecipato anche il direttore generale Umberto Regalia. (ANSA).

Il piano finanziario da cinque miliardi di euro per la realizzazione dell'autostrada prevede l'utilizzo di capitale proprio per 536 milioni di euro, un contributo pubblico di 1,24 miliardi e un debito senior da 3,219 miliardi, per il quale Apl ha gia' in corso contatti con le principali banche italiane, che hanno approvato un
prestito-ponte da 260 milioni di euro, finanziati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Bpm, piu' ulteriori 50 milioni finanziati da Mps. L'attivazione del prestito-ponte, che consentira' a Pedemontana lombarda di operare fino al prossimo mese di giugno, e' prevista nei prossimi giorni, dopo che l'Autorita' di vigilanza sui contratti pubblici sciogliera' il nodo sulle modalita' di acquisizione di quote di Apl da parte delle banche, a garanzia del prestito stesso. Il nodo da sciogliere, infatti, e' stabilire se gli istituti potranno acquisire quote direttamente dalla societa' o se invece sara' necessario ricorrere ad una gara. Entro il 14 gennaio e' attesa invece la presentazione delle offerte per la realizzazione del secondo lotto dell'autostrada, tra la A9 (Lomazzo, Como) e la A4 (Osio Sotto, Bergamo), e
l'aggiudicazione della relativa gara e' prevista per il prossimo marzo.(ANSA).

RASSEGNA STAMPA: Pedemontana Sulbiate


WELFARE: la preoccupazione dei Sindaci della Brianza in una lettera a Formigoni.


Oltre ai tagli ai comuni anche i tagli alle politiche sociali. Tutti i Sindaci di Monza e Brianza scrivono al Governatore Formigoni per denunciare che se i tagli saranno confermati: "risulterà indiscutibilmente impossibile mantenere principi, volumi, risorse di welfare in rapporto alla pluralità di servizi sviluppati nella nostra Regione, al punto che risulteranno prevedibilmente in pregiudizio addirittura i servizi essenziali ed è pressoché scontata la contrazione, se non l’esaurimento, di altre funzioni sociali".

La nota del mattino del 15/12/2010.

Le principali notizie politiche del giorno a cura del PD.

1. MOZIONE DI SFIDUCIA, GOVERNO, MAGGIORANZA: I FATTI SEPARATI DALLE OPINIONI SUL PRIMO ROUND. ORA COMINCIA IL SECONDO
Il governo di Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia con tre voti di differenza, conquistati in vario modo. Il calciomercato è stato vergognoso. E le immagini stesse della seduta parlamentare lo hanno dimostrato. Detto questo, i fatti nudi e crudi sono cinque.
Il primo fatto: Berlusconi ha resistito a questo assalto. Certo, ha usato una strategia vergognosa, come il calciomercato. Ma non ha subito la sfiducia formale della Camera.
Il secondo fatto: ha resistito, ma con tre soli voti di maggioranza, mentre all’inizio della legislatura ne aveva quasi cento e appena a settembre oltre 60. Non solo. Nei voti della maggioranza sono contati anche ministri, sottosegretari e altri (ha votato perfino Giuseppe Vegas già nominato presidente della Consob ma non ancora dimessosi da parlamentare). Così non potrà andare lontano, come si vedrà presto.
Il terzo fatto: il centrodestra nato dall’incontro tra la Forza Italia di Silvio Berlusconi e l’An di Gianfranco fini già nel 1994 e poi via via diventato il Popolo delle Libertà non esiste più. La destra è esplosa.
Il quarto fatto: il Partito Democratico ha seguito la propria strategia, ha presentato un gruppo unito al voto (presenti i 206 deputati e tutti hanno votato la sfiducia) ed ha dimostrato di essere il perno indiscutibile di qualsiasi governo alternativo a Berlusconi.
Il quinto fatto: l’Udc ha resistito alle lusinghe, il Fli ha perso qualche pezzo, l’Idv ha visto due dei suoi cedere alla sirena berlusconiana. Ma nel complesso le opposizioni, sia pure posizionate su fronti diversi, sono diventate più ampie. “La maggioranza si è ristretta e l’opposizione allargata” come ha commentato ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Così è finito il primo round. E subito è cominciato il secondo. Silvio Berlusconi ha informato il capo dello Stato sull’esito del voto, ha aperto all’alleanza con l’Udc di Casini e annunciato un rimpasto di governo (lo specchietto per attirare nuovi consensi in vista dei posti messi a disposizione). La Lega anche ha aperto ad una eventuale alleanza con l’Udc. L’Udc ha respinto le avance al mittente. E tutti sanno che al primo voto in Parlamento il governo rischia di andare sotto di nuovo. Come ha scritto il direttore de La Repubblica, Ezio Mauro: “La partita è appena cominciata”.

2. DOPO IL COMMERCIO DEI VOTI, IL VIETNAM IN PARLAMENTO.
Con tre voti di differenza anche Berlusconi sa che non andrà lontano. Già ieri è stata fatta slittare la seduta sul decreto per i rifiuti a Napoli, che doveva essere discusso oggi alla Camera, ma il Parlamento non può certo restare con le mani in mano perché il governo sa di non avere una
vera maggioranza. La Stampa: “L`idea è quella di andare a una sorta di «Vietnam» parlamentare”….”Le occasioni non mancheranno, e anzi, ce ne sarebbero diverse sin dai prossimi giorni. Quelle più succose sono cinque: il decreto legge sui rifiuti, le mozioni di sfiducia contro i ministri Bondi e Calderoli, la riforma Gelmini dell`Università, la mozione Fli sul pluralismo in Rai”.

3. IL PD PERNO DELL’ALTERNATIVA. LA STRATEGIA DEMOCRATICA.
Claudio Sardo su Il Messaggero: «È una vittoria di Pirro, ottenuta per di più con una compravendita vergognosa». Pier Luigi Bersani: «Ora l`opposizione è più grande dice - e la maggioranza più stretta. Berlusconi non dispone neppure di 315 deputati e con il governo Razzi-Scilipoti non può governare». …..”Certo, il vertice del Pd ci ha provato a far cadere Berlusconi. Dario Franceschini ieri rivendicava che tutti e 206 i deputati hanno votato la sfiducia, anche la partoriente Federica Mogherini, anche il malato Marco Fedi, deputato venuto dall`Australia. Poi la delusione non è stata mascherata, quando a Montecitorio si è capito che il gruppo dei finiani avrebbe perso i voti decisivi. Subito dopo il voto, Bersani ha riunito alla Camera lo stato maggiore del Pd”……”Da Franceschini alla Bindi, da Veltroni e D`Alema il segretario ha avuto il disco verde ad andare avanti. «La nostra linea non cambia ha detto in conclusione. Abbiamo ottenuto il massimo che potevamo. Ora dobbiamo mettere più energia nell`opposizione perché è ciò che ci chiede la nostra gente».
Nel vertice nessuno ha posto questioni. Anche se resta aperto il dibattito sul tema della vocazione maggioritaria del Pd, che sarà anche al centro dell’appuntamento di Modem a gennaio.
Intervista di D’Alema a La Repubblica. «Mentecattì». Così Massimo D`Alema definisce quelli che ora mettono in discussione il sogno democratico di un governo di responsabilità istituzionale e la strada del dialogo con il Terzo polo di Fini e Casini. «Credo che nessuno nel Pd sia così stupido da poter sollevare questa obiezione. Cosa dovevamo fare? Votare la fiducia a Berlusconi per non fare sponda con Fli e Udc? Roba da mentecatti, appunto. La politica non è fatta di scenari, è una scienza semplice, basta ragionare»…..«Cretini in giro ce ne sono sempre. Ma spero che nel Pd non vengano fuori». La sconfitta del fronte di opposizione D`Alema non può negarla. «Partivano da più 70 deputati, sono arrivati a più 3. Prima o poi vinceremo noi», e un commento al voto sulla fiducia venato da una nota di amarezza più che di sarcasmo. «Ma Berlusconi può governare con questi numeri? Assolutamente no. Già domani (oggi per chi legge ndr) si vota alla Camera e si troverà davanti la stessa opposizione. Vale a dire un Parlamento diviso a metà». A questo punto D`Alema scommette tutto sulle elezioni. «È lo sbocco più logico, mi pare». Senza rinunciare però allo spiraglio di un altro governo, di un esecutivo di transizione. «La prospettiva di un`alleanza con Fìnì e Casini resta in piedi, il voto a Montecitorio non la esclude». La allontana, però. Il presidente della Camera si è indebolito, per esempio. «Fini ha fatto la sua battaglia contro il premier, una battaglia vera - risponde D`Alema -. Gli va dato atto. Certo, non ha né i soldi né il potere di Berlusconi. Questo conta». Per l`ex premier il Parlamento ha raggiunto il livello più basso di «degrado mai visto nella storia della Repubblica. Deputati comprati, deputati nascosti dietro le tende fino all`ultimo Per proteggere la vergogna di un voltafaccia. Uno spettacolo indecente per le istituzioni, perla democrazia. Che dobbiamo in larghissima parte a Berlusconi,
alla sua parabola politica. Motivo in più per togliercelo dalle scatole (non dice proprio scatole, ndr)».
Da L’Unità: “Vendola "festeggia" il risultato della Camera: « Si vota a marzo, subito le primarie e io sono pronto».

4. LA BORSA, CARTINA DI TORNASOLE DEL CONFLITTO DI INTERESSI DEL PREMIER.
La stampa: “Contavano di vincere facile, i signori della Borsa. Per questo molti grandi investitori, per lo più esteri, fino alla tarda mattinata avevano giocato al ribasso su Mediaset. Poi arriva la fiducia. I finiani ingoiano il rospo. E i fondi corrono ai ripari. Per usare un termine caro alla finanza, si ricoprono: ricomprano i titoli del gruppo tv che, da inizio novembre - da che gli attacchi di Futuro e Libertà dentro e fuori Montecitorio s`eran fatti duri - avevano iniziato a vendere. Il titolo, con l`esito parlamentare favorevole, rimbalza alla grande. Strappa subito a +4%, poi rallenta ma chiude in gloria: +3,29%, a un prezzo di riferimento di 4,63 euro, ai massimi da tre settimane a questa parte con scambi due volte e mezza sopra la media”.

5. LA PROTESTA VIOLENTA INVADE ROMA. PREOCCUPAZIONI VERE E CINICHE FURBIZIE.
Studenti, precari, terremotati de L’Aquila, ieri a Roma hanno sflilato a migliaia per protestare contro il governo. Roma era blindata, perché da giorni si sapeva che sarebbero arrivate anche alcune frange di violenti. Così è stato. Un gruppo di facinorosi ha messo Roma a ferro e fuoco. Feriti tra le forze dell’ordine e tra i dimostranti. La preoccupazione per il riesplodere della violenza è palese oggi su molti quotidiani. Da tutte le forze politiche è arrivata la solidarietà alle forze dell’ordine. Ma anche qualche domanda: come è possibile che, ben sapendo cosa sarebbe accaduto, che non sia stato possibile prevenirlo?

6. IL DEBITO DEL NON GOVERNO.
Il Corriere della Sera. “Sale ancora il debito pubblico italiano che in ottobre tocca i 1.867,398 miliardi di euro, il 5,9% in più da inizio anno. Si tratta dei dati mensili della Banca d`Italia, che ha anche confermato il calo delle entrate tributarie nei primi 10 mesi dell`anno: sono scese dell`1,8% cioè di 5,2 miliardi”.

7. CONTRATTI E DIRITTI: CONFINDUSTRIA SOTTO TIRO, L’AUTO VUOL DARE LA LINEA.
Stefano Cingolani su Il Foglio fa parlare Carlo Callieri, top manager Fiat che tra il 1979 e il 1980 fu protagonista della svolta e che oggi mette sotto osservazione la stessa Confindustria, spingendola ad accettare l’accelerazione di Marchionne sulla semplificazione dei rapporti industriali e sulla rappresentanza: “C`è un`Italia che resiste alla modernizzazione, prima ancora che alla globalizzazione, resiste all`impegno sul lavoro, ritiene che tutto sia dovuto una volta per sempre. E` questa che Sergio Marchionne prende di petto con le sue scelte traumatiche. Secondo Carlo Callieri, "è un’Italia variamente presente nel pubblico, ma anche nel privato, al sud e in alcuni nuclei dell`industria, tra i quali anche Mirafiori. Un`Italia la cui cultura scambia il diritto con
l`abuso. Ebbene, il sindacato ha ignorato questi comportamenti oggettivamente inaccettabili. Certi settori del sindacato, in modo particolare: credo che la Fiom, tanto per essere chiari, abbia grandissime colpe". Top manager della Fiat, l`uomo che tra il 1979 e il 1980 fu protagonista della svolta, prima contro la violenza terroristica poi con la marcia dei capi e la sconfitta del sindacalismo antagonista, per otto anni vicepresidente di Confindustria per i rapporti sindacali con i presidenti Abete e Fossa, Callieri critica - nel giorno in cui si riunisce il direttivo di Confindustria - anche la rappresentanza degli imprenditori "arcaica, sovradimensionata, autoreferente. Le confederazioni debbono rappresentare gli interessi dei lavoratori e dell`impresa, nell`ottica dell`interesse generale. In passato ciò è accaduto, per esempio nel caso della tanto vituperata concertazione. Quando non c`era più nessuna classe politica, in rotta di fuga, inseguita dai magistrati, le rappresentanze generali hanno fatto la loro parte e anche molto di più. Raggiungendo un accordo che ha aiutato in modo fondamentale il risanamento economico e l`integrazione monetaria. Con la rivincita della politica, invece, è tornata la logica della lobby". C`è bisogno di un ripensamento anche nel modo d`essere e nella struttura della rappresentanza: "Via tutta la fuffa associativa, Migliaia di persone che oggi operano in associazioni di categoria o territoriali formano un apparato burocratico che non serve né alle imprese né ai lavoratori". La difficoltà più evidente riguarda proprio i rapporti contrattuali: "Siamo in pieno labirinto di Dedalo. Troppi livelli e troppo confusi, mentre il nuovo mercato del lavoro sfugge alla rappresentanza”.
La Stampa. “È probabile che all`inizio della prossima settimana Fiat e sindacati riprendano il negoziato interrotto. I contatti sono comunque proseguiti in questi ultimi giorni. Propedeutico sarà il passaggio con Federmeccanica sulle norme specifiche per l`auto. «Ci vedremo lunedì con Uilm e Fim (probabilmente nel pomeriggio, perché al mattino c`è il comitato centrale Uil, ndr.)» dice il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli. Che aggiunge: «È necessario ripensare le regole della rappresentanza sindacale: sono state costruite nella pratica e nel presupposto dell`unità, ma quando questa realtà si modifica è chiaro che si creano un`impasse e dei problemi». Santarelli spiega che le norme specifiche «saranno all`interno del contratto nazionale il quale prevede delle deroghe» e che sarà da «valutare insieme se ciò sarà sufficiente a dare risposte positive alla Fiat».