17 marzo 2011

NOTA DEL MATTINO 17 MARZO 2011

1. L’UNITA’ FA LA FORZA. DIVISI CI AVREBBERO SPAZZATO VIA. IL MONITO DI NAPOLITANO. L’ARTICOLO DI BERSANI. GLI AUGURI DI OBAMA. L’INCONSISTENZA POLITICA DELLA LEGA.
Oggi si celebra il 150esimo anniversario dell’unità di Italia. Una delegazione del Partito Democratico guidata dal segretario Pier Luigi Bersani depone una corona sull’Altare della Patria, a Roma. Numerosi gli articoli, le cerimonie, i ricordi e i commenti. Ieri sera il Presidente della Repubblica ha detto parole chiare: «Festeggiamo il meglio della nostra storia. Se fossimo rimasti come nel 1860, divisi in otto stati, senza libertà e sotto il dominio straniero, saremmo stati spazzati via dalla storia. Non saremmo mai diventati un grande paese europeo». «Abbiamo avuto momenti brutti, abbiamo commesso errori, abbiamo vissuto pagine drammatiche, ma abbiamo fatto tante cose grandi e importanti, la più importante unirsi». «Discutiamo e battagliamo. Ma ciascuno di noi deve sempre ricordare che è parte di qualcosa di più grande, che è appunto la nostra nazione, la nostra patria, la nostra Italia. E se saremo uniti sapremo vincere tutte le difficoltà che ci attendono».
Il presidente Usa, Barack Obama, ha voluto ricordare questo giorno con un messaggio significativo, che segnala quanta parte della nostra epopea risorgimentale sia stata seguita con attenzione e anche emozione nel resto del mondo (non a caso la casa di Garibaldi a New York è mantenuta come museo): “Oggi, 17 marzo, l`Italia celebra l`anniversario della sua unificazione in un unico Stato. In questo giorno ci uniamo agli italiani in tutto il mondo nell`onorare il coraggio, il sacrificio e la lungimiranza dei patrioti che hanno dato vita alla nazione italiana. Al tempo in cui gli Stati Uniti stavano lottando per preservare la loro stessa unità, la campagna di unificazione dell`Italia di Giuseppe Garibaldi ispirò molti in tutto il mondo nelle loro battaglie, inclusa la 39ma Fanteria di New York, nota anche come "La Guardia Garibaldi". Oggi il lascito di Garibaldi e di tutti quelli che unificarono l`Italia vive nei milioni di donne e uomini americani di origine italiana che arricchiscono e rafforzano la nostra nazione”. I rappresentanti della Lega hanno continuato ieri a giocare sul tema della loro presenza o meno oggi alla cerimonia ufficiale con Napolitano alla Camera, presenti deputati e senatori riuniti insieme. Questo solo fatto ne misura la consistenza politica. Numerose le critiche nei loro confronti, fino a mettere in dubbio che essi possano rappresentare il governo del paese. Un lungo articolo del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sull’Unità, indica il legame tra quell’inizio di 150 anni or sono e l’oggi. “L’anniversario è di tutti, o dovrebbe esserlo. Cominciamo col dire questo. Lo si capirà bene oggi pomeriggio, nell’Aula della Camera, quando il Parlamento in seduta comune ascolterà le parole solenni di Giorgio Napolitano, capo dello Stato e mai come oggi vero garante del patto costituzionale e repubblicano. Ma gli anniversari parlano. Raccontano sempre del clima del paese e dello spirito di un popolo. Fu così un secolo fa, quando i primi cinquant’anni del Regno scontarono la polemica di cattolici, socialisti e repubblicani. E mezzo secolo dopo, a ridosso del boom, con una retorica soppiantata dalla celebrazione di un’epopea diversa, tutta interna al carattere bloccato della nostra democrazia. Erano, quelle di allora, contrapposizioni profonde, ideologiche e per fortuna archiviate. Ma oggi? Su cosa si fonda oggi la celebrazione di una unità che tutti dovrebbero avere compreso e assimilato? Nel bene e nel male l’Italia liberale, e ancora di più quella repubblicana, hanno inteso la patria come coscienza di un passato vissuto, ma soprattutto come la proiezione di un futuro comune. Possiamo dire lo stesso anche noi? Tutti noi? Perché poi si può discutere se il nostro Risorgimento sia stato effettivamente quell’evento fondativo che fu la “grande Rivoluzione” per la Francia o la Riforma per la Germania. Ma certo fa riflettere l’idea che nel 150° della nostra unificazione la guida del paese sia affidata a quanti di quella svolta storica contestano la natura e lo sbocco. Ed è tanto più preoccupante vedere come un tale sentimento, neppure represso, attraversi l’azione del governo e i suoi messaggi di fondo. Peccato. Lo diciamo con la sensibilità e la responsabilità di un grande partito nazionale. Peccato che una parte della classe dirigente non abbia colto la portata morale e il valore simbolico del traguardo che raggiungiamo oggi. Come ha scritto Emilio Gentile, all’origine di quell’espressione – risorgere – vi era la spinta ad affrancarsi da una degradazione civile, individuale e collettiva. Più ancora che un progetto di integrazione dei territori si manifestava l’ansia di “conferire agli italiani una dignità di cittadini”. Una novità, e infondo la più profonda delle rivoluzioni. L’antica nazione culturale affrontava la prova decisiva
della sua unità spirituale e politica. Furono vicende drammatiche. Passaggi dolorosi, ma infine
fu l’avvio di una parabola storica assolutamente unica che, alternando grandezza e tragedie, si
è proiettata sino a noi. Ecco perché c’è qualcosa di imponente non già nella data e non solo
nell’anniversario in sé, ma nelle radici di ciò che oggi lo Stato e il popolo italiani sono chiamati
a celebrare. Dietro e dentro la ricorrenza c’è l’Italia che ha combattuto per la propria dignità.
Ci sono le radici della nostra democrazia. Di una Repubblica sorta sull’onda di una guerra di
Liberazione. Vi sono il primo e il secondo Risorgimento. Con le biografie – le immense biografie
– di una nazione che ha segnato del proprio destino il destino dell’Europa tutta. Di questo
stiamo parlando. Eppure il tempo alle nostre spalle sembra aver incrinato proprio quelle
premesse, al punto che la stessa unità del paese ad alcuni non pare più un sacro principio da
difendere. E per la prima volta una secessione degli animi vorrebbe anticiparne altre, nelle
regole, nei principi, nella forma stessa dello Stato. La destra su questo ha fondato il suo
lavorio. Ha negato legittimazione agli avversari e spinto per dissolvere i fattori coesivi.
Un’opera tutt’altro che rozza che è transitata dal modo di concepire materie sensibili, il patto
fiscale, la sicurezza, le identità dei territori. Da lì, a scendere, lo sfregio delle regole, un
Parlamento svuotato di funzioni fino alle conflittualità esasperate verso le istituzioni di
garanzia. Hanno cercato di rompere la struttura del paese con un racconto dell’Italia dove via via evaporava l’intera nostra storia e tradizione democratica. A tutto questo noi, in questi
mesi, ci siamo opposti e continueremo a farlo. Ma con la stessa determinazione diciamo che siamo i primi a voler fondare una nuova unità dello Stato e un nuovo patto repubblicano che sia finalmente all’origine di una patria comune e di una coscienza civile capace di rispettare sempre le differenze di giudizio e di pensiero ma in una identità democratica condivisa. A partire, ovviamente, da un federalismo che unisce e non divide, coinvolgendo tutte le parti del paese, nessuna esclusa. La nostra sfida è saldare il destino dell’Italia a una nuova Europa e a un mondo nuovo. Un mondo dove molto, forse tutto, è destinato a cambiare. E allora la vera domanda per noi non è cosa siamo stati, ma cosa saremo. Quale paese lasceremo a chi verrà dopo. L’Italia liberale affidò il compito di formare un “carattere italiano” all’esercito e alla scuola. Il fascismo volle militarizzare la questione. La Repubblica visse tra chiese divise e doppie lealtà, ma in fondo trovando nei partiti di massa la spinta per una modernizzazione epocale, seppure depennata da sintomi patriottici, poiché il mito nazionale fu presto soggiogato al primato delle ideologie. La forza del nostro tempo – la speranza di questo 150° - è nella possibilità di combinare in forme nuove democrazia, cittadinanza e un’etica pubblica rigenerata. Ce la possiamo fare. Davvero. Ce lo dicono le piazze che in questi mesi si sono riempite di giovani, donne, lavoratori. Ce la possiamo fare se contrasteremo quello che Baudelai e, col senno del suo tempo, aveva chiamato "l’avvilimento dei cuori”. Ci si avvilisce quando si scopre di essere privi di difese. Esposti al ricatto del più forte. O quando si è convinti di non avere un tempo davanti, ma solo il peso gravoso di molte eredità. Il Partito Democratico è nato per fare l’opposto. Noi siamo nati per restituire speranza, coraggio e fiducia a un paese che lo merita. E anche per questo oggi esporremo il tricolore fuori dalla finestra di casa”.

2. IL DRAMMA GIAPPONESE IMPONE A TUTTO IL MONDO LA RIFLESSIONE SUL NUCLEARE. IL NO SECCO DEL PD. IL GOVERNO DEGLI AFFARI E DEL CEMENTO FA L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA.
Presi dall’ingordigia per gli affari collegati alla costruzione delle centrali nucleari, i cantori del cemento (per larga parte la costruzione delle centrali prevede cemento armato) hanno voluto
tenere il punto oltre ogni limite. In questo modo il governo italiano e tutta la maggioranza hanno finito per fare l’ennesima brutta figura di fronte al mondo, oltre che in Italia. Di fronte al disastro nucleare giapponese, ai rischi palesi, al dramma di un popolo in fuga dalle radiazioni, anche il governo italiano ha cominciato ieri a fare marcia indietro. Non si parla ancora di pausa di riflessione, ma l’indicazione che le centrali si potranno fare solo se le regioni interessate diranno sì la dice lunga. Di regioni interessate non ce ne sono. Il Pd ha rinnovato ieri il proprio no al ricorso al nucleare, il proprio sostegno al referendum ed ha inviato di nuovo il governo, per bocca del segretario Bersani, a rivedere subito gli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, bloccati con un decreto che ha avuto l’effetto di una gelata su uno dei pochi settori industriali in crescita nonostante la crisi dell’economia.

3. TUTTO COME PREVISTO: IL CAVALIERE CHIEDE DI NON PRESENTARSI IL 6 APRILE IN TRIBUNALE. IL PDL RIPRESENTA LA PRESCRIZIONE BREVE ALLA CAMERA. E IL PALLONE DELLA RIFORMA EPOCALE SI SGONFIA.
Appena la magistratura ha chiuso l’inchiesta su Fede, Mora e Minetti, presentando tutte le carte sul caso di Ruby e delle altre 33 ragazze interessate al bunga bunga, la riforma epocale della giustizia è scomparsa dall’orizzonte e allo stesso modo è scomparso il proposito di Silvio Berlusconi di partecipare ai processi. Ieri, in significativo sincronismo, gli avvocati del presidente del Consiglio hanno presentato la richiesta di rinviare la prima udienza (6 aprile) del processo per concussione e prostituzione minorile a Milano e a Roma i parlamentari del Pdl hanno presentato gli emendamenti del governo al processo breve, prevedendo la introduzione di una prescrizione accelerata dei reati per gli imputati incensurati. La Pd Donatella Ferranti ha sintetizzato così il significato di quest’ultima mossa: «Ecco la maschera che cade: la norma serve al premier per scappare dai processi».

4. IL RIMPASTO VA IN PANNE. I RESPONSABILI CHIEDONO POSTI SUBITO. IL GOVERNO VA SOTTO IN PARLAMENTO. OGGI UNA CONFERENZA STAMPA IMBARAZZANTE. E INTANTO EMERGONO DIVERSI PAGAMENTI IN CONTANTI DA 250 MILA EURO ALLA VIGILIA DEL 14 DICEMBRE.
Silvio Berlusconi ci ha provato per l’ennesima volta: al presidente della Repubblica ha chiesto invano di poter modificare con un decreto il numero dei componenti del governo. Non ci sono i motivi della necessità e dell’urgenza, hanno confermato al Quirinale. Bisognerà procedere con un disegno di legge. Tempi lunghi dunque. E problemi per Berlusconi: ai cosiddetti responsabili, i parlamentari accorsi in soccorso della maggioranza traballante, ha promesso posti e prebende, i suoi parlamentari non hanno richieste meno pressanti, altre promesse devono essere soddisfatte. E le richieste sono il doppio dei posti disponibili. Il rimpasto è finito in panne. E l’effetto è ben visibile. Ieri, assenti molti deputati, che hanno anche voluto far vedere quanto pesa la propria presenza, il governo è andato sotto diverse volte. Sull’election day si è salvato solo per la defezione del deputato radicale Marco Beltrandi, che ha votato con la maggioranza e che è stato subito al centro di polemiche e accuse da parte degli altri democratici. Oggi conferenza stampa del ministro dell’Agricoltura in pectore rimasto ancora a bocca asciutta: Saverio Romano.
Intanto, dalle carte dei processi emergerebbero alcuni pagamenti in contanti nella vita del presidente del Consiglio. Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica: “ In dicembre ci sono undici «cambi assegni» in quattordici giorni, a cavallo del 14 dicembre quando la Camera vota la fiducia al governo. Due soli negoziazioni sono trascurabili, il 21 dicembre per 40 mila euro e il giorno successivo per 14.687 euro. Al contrario, i restanti nove «cambi assegni» sono rilevanti. Ecco la sequenza. 9 dicembre, 270 mila. 10 dicembre, 274 mila. 13 dicembre, 250 mila. 14 dicembre, 250 mila. 15 dicembre, 250 mila. 16 dicembre, 250 mila. 21 dicembre, 250 mila. 22 dicembre, 350mila. 23 dicembre, 257 mila. A chi sono finiti questi soldi?...”

5. DOPO GRECIA E SPAGNA DECLASSATO IL PORTOGALLO. E SI RIACCENDONO I RIFLETTORI SUI DEBITI DEGLI STATI.
Moody’s ha declassato ieri, dopo la Grecia e la Spagna anche il debito sovrano del Portogallo. Il
debito pubblico sta dunque tornando sotto i riflettori dei mercati finanziari. E per l’Italia questa non è mai una buona notizia.

6. LIBIA, BENGASI ACCERCHIATA. BAHREIN IN RIVOLTA.
Le forze libiche fedeli a Gheddafi ormai circondano Bengasi. L’Occidente continua a discutere
sul modo migliore di affrontare questa emergenza. Nel Bahrein in rivolta la presenza di soldati
sauditi (di fede sunnita come la casa regnante in Arabia Saudita) sta avendo l’effetto della
benzina sul fuoco, considerato che la maggioranza dei residenti è di fede sciita (come il vicino
Iran).

16 marzo 2011

16 MARZO 1978. HANNO RAPITO ALDO MORO.

16 marzo 1978. era il giorno della presentazione di un nuovo Governo presieduto da Giulio Andreotti.
A Roma in via Fani, un comando di terroristi delle Brigate rosse uccise i cinque uomini della scorta e sequestrò il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Oggi alle 09.15 in via Fani, una delegazione del PD guidata dal Segretario Bersani ha commemorato il 33° anniversario di questa triste pagina della storia politica italiana.

Aldo Moro, il politico del dialogo, della condivivisione, della collaborazione.

Il politico che aspirava ad una grande matura democrazia, del reciproco riconoscimento degli schieramenti, una democrazia dell'alternanza.

Il suo pensiero, come lo è il pensiero dei più grandi, è ancora attuale più che mai.

Intuì prima di altri le trasformazioni di una società che diventava sempre più complessa e non più leggibile ed inquadrabile secondo vecchi criteri, e secondo categorie che appartenevano al passato.

Aldo Moro, fu un grande uomo, uno degli ultimi grandi politici italiani, che sapevano vedere lontano, che sapevano leggere i segni dei tempi e guaradare avanti con lucido realismo ma anche con fiducia e speranza.

I suoi pensieri meritano ancora di essere letti, meditati, e ascoltati.
Possono essere per tutti noi importante fonte di formazione politica, di apprendimento e riflessione; un esortazione a fare con speranza di meglio, e ad impegnarci ancora di più.

Di seguito pubblichiamo una delle sue ultime dolorose e bellissime lettere dalla prigione alla moglie Eleonora.

Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.
Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo*

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LA PROVINCIA DIFENDE IL TERRITORIO ADIACENTE A PEDEMONTANA.


Una delibera di Giunta conferma la volontà della Provincia di tutelare i terrereni adiacenti a Pedemontana. Sia Allevi che l'Assessore alla pianificazione territoriale Antonino Brambilla sembrano irremovibili e determinati nell'obiettivo più volte dichiarato di evitare l'indiscriminato e ulteriore consumo di territorio della Brianza. Prova ne sia l'ultima presa di posizione nei confronti del Comune di Arcore che ha chiesto un parere circa un impianto di betonaggio che si sarebbe dovuto insediare lungo la Pedemontana.

Hanno dichiarato: “Proteggere gli ultimi scampoli di territorio non ancora urbanizzato è una missione alla quale non intendiamo rinunciare. Certo è importante assicurare prospettive di sviluppo a quanti vogliano investire: non lo facciano però su aree libere ma privilegino quelle dismesse o da riqualificare. Da tempo abbiamo lanciato questo appello a tutti i Comuni della Brianza perché mettano in campo ogni strumento necessario per difendere il suolo: il bene più prezioso che abbiamo”.

Sagge e condivisibili parole.
Il Circolo PD di Sulbiate condivide ed apprezza questa ferma e risoluta posizione.
Si complimenta con l'esecutivo Allevi della Provincia di Monza e Brianza ed auspica che la stessa attenzione sia riservata al territorio del propio comune.
Nello specifico gradirebbe una maggior pressione di Allevi e Brambilla anche per poter riavere la galleria di Sulbiate, scomparsa dai disegni definitivi di Pedemontana, al fine di limitare al massimo l'impatto ambientale che questa infrastruttura provocherà alla nostra Comunità.

Fonte sito PD provinciale. Qui il post.

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08 febbraio 2011 - Presidente Allevi...finalmente! Anche Sulbiate esiste.
19 novembre 2010 - Centro Commerciale - Cascina Ca'.
29 novembre 2010 - Centro Commerciale. Il Sindaco: il PD non ha capito.

G.D.V. corregge errata informazione.

Il Giornale di Vimercate in edicola corregge l'informazione pubblicata la scorsa settimana illustrando correttamente la posizione del Circolo del Partito Democratico di Sulbiate circa la polemica Sindaco Stucchi e Progetto Territorio in merito alla questione senso unico via Madre Laura e Comitati di Quartiere.


Ringraziamo il giornalista sig. Ticozzi per la correttezza e la precizazione.

La Redazione di Teorema.
cliccare sull'articolo per ingrandire


post correlato: Senso unico via Madre Laura, la polemica continua sul Giornale di Vimercate.

Incubo Nucleare: l'Europa frena, l'Italia no.


Mentre in Giappone si teme l'apocalisse nucleare, in Europa solo l'Italia difende le centrali. La situazione purtroppo precipita e a Fukushima i danni al reattore 2 sono fuori controllo.

Da Bruxelle il Ministro Stefania Prestigiacomo ha fatto sapere che:"la linea italiana sul programma nucleare non cambia". Parole a cui sono seguite subito dopo quelle della Merkel che invece ha affermato:"Non possiamo fare come se non fosse successo nulla"- ha poi aggiunto - "il passaggio all'era dell'energie rinnovabili è un obbligo che ha la massima priorità".
La Cancelleria tedesca sospenderà per tre mesi la proroga della durata di vita delle 17 centrali e due degli impianti più vecchi spegneranno subito i reattori. La Svizzera che ha annunciato di sospendere le procedure per nuove autorizzazioni ha deciso di prendere subito dei provvedimenti. In allarme anche la Francia, il ministro dell'ambiente ha affermato:"Quello che è accaduto in Giappone è un incidente nucleare molto grave, il rischio della grande catastrofe non può essere escluso".

Secondo Prestigiacomo ed il collega Romani, dopo aver confermato che gli incentivi al fotovoltaico diminuiranno chiedere di cambiare ora i piani del nucleare Italiano è "macabra speculazione".
La certezza nucleare vacilla in tutto il mondo. Per il Governo italiano, no.

Pier Luigi Bersani:"Continuare a classificare come emotive le reazioni delll'opinione pubblica è sbagliato, è sempre più diffusa la percezione che il nucleare sia una tecnologia ancora molto giovane e presenti seri problemi sia per lo smaltimento delle scorie, sia per le conseguenze di gravi incidenti". Il Segretario PD si dice preoccupato per come il Governo Italiano sta affrontando la questione ed afferma che il "fantapiano nucleare italiano" non ha nessuna fattibilità perchè economicamente svantaggioso ed impiega tecnologie non nostre del tutto dipendenti dagli altri. Le priorità sono altre: efficenza energetica, rinnovabili, investimenti in ricerca.
Il PD lavorerà perchè dal prossimo refendum che avrebbe voluto accorpare con il voto delle amministrative (si sarebbero così risparmiati più di 300 mila euro) arrivi una risposta chiara contro questo piano.

Mancano solo due anni dall'inizio dei lavori ma ancora in Italia non si sa dove saranno costruite le centrali. Il presidente Umbreto Veronesi dell'Agenzia per la sicurezza nucleare guida di fatto un agenzia senza funzioni. Ha infatti dichiarato:" L'agenzia non ha ancora una sede, nè un regolamento, nè un direttore generale. Siamo cinque persone e stiamo ancorra mettendo le basi che le permetteranno di funzionare. Certo non abbiamo ancora una sede e succede che dobbiamo trovanci a discutere ancora attorno al tavolo di un bar."

Non si può non far notare che tutto questo avviene con il petrolio che ha sfondato i 140 dollari e che alcuni dopo le vicende arabe sostengono con preoccupazione possa arrivare a breve anche a 200. Una seria riflessione sulla questione energetica è argomento non più rinviabile.
L'Europa aveva lanciato la proposta 20/20/20 (entro il 2020, + 20% energie rinnovabili - 20% emissioni dannose). E' un percorso che non si deve solo predicare ma avviare e praticare con convinzione e seriamente al più presto. Il pretrolio finirà, il futuro del nucleare sempre più incerto.
Ma il Governo Italiano non intende comprendere e pochi giorni fa ha annunciato di tagliare i finanziamenti alle rinnovabili.
Per il caffè di Umberto Veronesi & C., non dovrebbero esserci problemi.



Fonte sito PD: IL PIANO NUCLEARE E' SBAGLIATO, ALTRO CHE REAZIONE EMOTIVA.

SULBIATE APERTURA UFFICIALE DELLE CELEBRAZIONI PER I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA.

17 MARZO ORE 21:00
AUDITORIUM SULBIATE

per ingrandire la locandina cliccare sull'immagine.

Nota del mattino del 16/03/2011

A cura dell'Ufficio Nazionale Circoli PD.

1. GIAPPONE, INCUBO NUCLEARE: IL GOVERNO ITALIANO PENSA AGLI AFFARI, GLI ALTRI PENSANO AI CITTADINI. PD: SULL’ATOMO SI FERMINO A RIFLETTERE E DIANO UNA PROSPETTIVA ALLE RINNOVABILI.
Sul povero Giappone dopo il terremoto e lo tsunami si è abbattuto l’incubo delle centrali nucleari. Tutto il mondo è con il fiato sospeso. La paura della contaminazione ha spinto diversi governi a riflettere. La Germania ha sospeso l’attività delle centrali più vecchie. In Francia si è aperta una riflessione sui sistemi di sicurezza. E così pure in Usa. Il commissario europeo per l`Energia, Gunter Oettinger, ha parlato di rischi altissimi. Di fatto solo in Italia il governo continua dritto per la propria strada, nonostante i governatori regionali e i sindaci abbiamo cominciato a dire che sul proprio territorio non vogliono impianti. Gli affari nel settore del movimento terra, nel cemento armato e nelle commesse sulle turbine stanno evidentemente in cima ai pensieri del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e del presidente Silvio Berlusconi.
Il Partito Democratico, l’altro ieri con l’intervista all’Unità di Pier Luigi Bersani, ieri con una nota formale della segreteria del Pd e poi con l’annuncio da parte del presidente del gruppo parlamentare Dario Francheschini di una iniziativa parlamentare, ha preso sull’argomento nucleare una posizione durissima: il governo deve fermarsi. Almeno per fare una pausa di riflessione. «Di fronte al dramma del Giappone è veramente insensato che non ci sia da parte del governo un accenno alla riflessione, è un atteggiamento inaudito» ha detto Bersani conversando con i cronisti alla Camera. «L`opinione pubblica pretende, giustamente, almeno un momento di riflessione. Noi sosterremo il referendum perché il piano del governo è sbagliato, perché è una tecnologia non nostra ed economicamente non sostenibile, inoltre sulle scorie e sulla sicurezza restano interrogativi a cui bisogna prestare attenzione. In Italia quella del nucleare sarebbe un`avventura senza senso, perciò dico al governo: fermatevi e riflettete».
La segreteria nazionale del Pd ha ricordato nella nota di ieri che è necessario anche che il governo sospenda il decreto che, intervenendo sugli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, ha provocato la paralisi degli investimenti, il blocco dei finanziamenti bancari e un rischio pesante per l’occupazione in un settore in forte crescita nonostante la crisi economica. L’incertezza è il peggiore dei mali. Qualunque siano le condizioni che il governo intende stabilire per gli incentivi alle fonti di energia rinnovabile, è necessario che questi offrano una prospettiva di certezza per un lungo periodo. Tanto più se si pensa che lo sviluppo delle energie rinnovabili è fondamentale. La Repubblica: “La storia dell`energia dei prossimi anni, dicono anche le compagnie petrolifere, sarà il boom delle fonti rinnovabili. Ormai, pannelli e turbine non sono più giocattoli, ma costituiscono mega impianti, in grado di rivaleggiare, per elettricità fornita, con le centrali tradizionali. Un gigante del petrolio, come la Bp, prevede che, nel 2030, la quota delle rinnovabili nell`offerta di energia sarà pari a quella del nucleare”.

2. GIUSTIZIA, E’ RIFINITA LA RICREAZIONE. TORNANO LE NOTIZIE SU RUBY. LA RIFORMA EPOCALE SI SGONFIA COME LA SCOSSA PER L’ECONOMIA E LA MAGGIORANZA LAVORA SU LEGGI SALVA PREMIER.
La procura della Repubblica di Milano ha chiuso ieri l’inchiesta su Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti. Dai documenti depositati sono emerse nuove informazioni sulle nottate di Arcore. E subito è finito il periodo buonista e rigorista del governo sulla giustizia.
Il polverone sul dialogo e sulla necessità che l’opposizione discutesse senza pregiudiziali sulla grande riforma si è dissolto improvvisamente, avendo il Pd (e le altre forze politiche) chiarito che le proprie proposte per la riforma della giustizia sono già alla Camera e sono le sole che parlano di efficienza (numero dei tribunali, informatizzazione e così via). E senza la copertura del polverone è ridiventato visibile il lavorio dei parlamentari del Pdl per introdurre leggi e leggine per il salva premier. La Repubblica: “Sul processo breve incombe di nuovo la prescrizione breve per gli incensurati. Che ghigliottinerebbe i processi del premier Mills e Mediaset. Pareva che gli uomini di Berlusconi avessero deciso dimetterla da parte, di sposare in toto la linea neo buonista del Guardasigilli Angelino Alfano. Invece rieccola. E’ per questo che il Pdl non ha ancora reso ufficiali tutti i suoi emendamenti in commissione Giustizia. L`unico depositato dal relatore Maurizio Paniz è quello che azzera la norma transitoria, per cui sarebbero rientrati negli step della durata massima di tre, due e un anno e mezzo i dibattimenti su reati coperti dall`indulto del 2006, quelli di Berlusconi compresi. «Ho mantenuto l`impegno» dichiara Paniz. Sul resto rinvia alle richieste di modifica delle opposizioni. «Li approfondirò, vedrò qual è il loro atteggiamento, poi deciderò». Ma Paniz, avvocato di Belluno molto riservato, non può rivelare il vero backstage di queste ore”.
La posizione del Pd è su questi temi chiarissima. La Repubblica: Dario Franceschini: «Noi siamo contro ». Anna Finocchiaro: «La sostanza non cambia».

3. MINIRIMPASTO E GRANDI APPETITI: OGGI BERLUSCONI DA NAPOLITANO MA CRESCE IL MAL DI PANCIA TRA MICICCHE’, RESPONSABILI E SCAJOLA. E PERFINO GIOVANARDI PROTESTA CONTRO I TAGLI.
Tra “responsabili” da premiare con un posto di governo per aver sostenuto la maggioranza moribonda e colonnelli della stessa maggioranza che desiderano fare (o tornare a fare) i generali la destra è in fibrillazione continua. Oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vedrà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non per parlare di Giappone, di Libia o dei problemi degli italiani: no, il tema sarà la possibilità di mettere Saverio Romano al ministero dell’Agricoltura e spostare Giancarlo Galan ai Beni culturali, dove Sandro Bondi non va da Natale ( Brunetta non gli ha inviato la visita medica di controllo che invece farebbe partire subito per qualsiasi altro dipendente statale).
Ma questo è solo l’assaggio del rimpasto. I cosiddetti responsabili bramano posti e poltrone. E non sono i soli. L’ex ministro Scajola (oggi immortalato da Gian Antonio Stella su Il Corriere della Sera con un articolo graffiante) preme per rientrare in pista. Non importa che qualche mese fa sia stato scoperto con una casa prestigiosa che gli era stata regalata “a sua insaputa”. Gianfranco Micicché con un drappello di parlamentari del Mezzogiorno preme per avere ciò che gli compete. E perfino Carlo Giovanardi ha il
mal di pancia, tanto che ieri ha fatto trapelare la minaccia delle dimissioni (si badi bene la minaccia, non le dimissioni) per i tagli alla spesa prevista per le famiglie.
Tutti occupati a fare il gioco delle sedie.

4. CONTI PUBBLICI. LA TAGLIOLA EUROPEA SUL DEBITO SCATTA NEL 2015. TREMONTI E’ FELICE. SARANNO GLI ALTRI A FARSENE CARICO.
I ministri finanziari europei hanno finalmente messo a punto il meccanismo del nuovo patto di stabilità interno che il 24 e 25 marzo verrà approvato dal Consiglio d’Europa. Il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, si è dichiarato soddisfatto, perché sono state accolte alcune delle proposte italiane, in particolare per quanto riguarda la possibilità di far valere la forte presenza di risparmio privato accumulato quando sarà il momento di decidere o meno le sanzioni per l’Italia.
Un po’ meno soddisfatti devono essere gli italiani. Con l’accordo europeo infatti è stata spostata al 2015 l’entrata in vigore della tagliola che si abbatterà sui diversi paesi se non rispetteranno i criteri previsti. A cominciare dal fatto che il debito pubblico non deve superare il 60 per cento del Pil (Prodi lo aveva ridotto al 104 per cento del Pil, ma Berlusconi l’ha portato oggi al 119 per cento del Pil). Che cosa significherà in termini concreti? Che dal 2015 i successori di Tremonti dovranno tagliare il debito pubblico (debiti accumulati per coprire i deficit annuali), a seconda dei calcoli e degli abbattimenti possibili, da un minimo di 24 ad un massimo di 45 miliardi di euro l’anno. E nello stesso tempo bisognerà portare il deficit annuale verso il pareggio.
Anche considerando la benevolenza per il risparmio privato accumulato, sarà una stangata certa per l’Italia. Solo che riguarderà il governi che verranno. Se il calciomercato in Parlamento glielo consentirà, Berlusconi potrà dunque far finta di niente scaricando sul paese il conto da pagare.

5. IL 16 MARZO DI 33 ANNI FA LE BRIGATE ROSSE RAPIRONO MORO.
Il 16 marzo del 1978 le Brigate Rosse rapirono l’on. Aldo Moro. Il rapimento e tutto ciò che accadde durante i giorni della prigionia, fino all’assassinio del presidente Moro, contribuirono alla fine dell’esperienza del governo di Solidarietà nazionale, che aveva visto il Pci per la prima volta astenersi in Parlamento nelle votazioni sulla fiducia al governo.
Fu il sussulto dell’estremismo e, insieme, di tutte le forze oscure che hanno attraversato fin dall’inizio la storia della Repubblica, perché fossero di nuovo allontanati dalla maggioranza (nemmeno dal governo) i rappresentanti del Pci. Il Dc Aldo Moro e il segretario del Pci Enrico Berlinguer avevano lavorato a quel percorso, pensandolo come un passaggio per l’evoluzione della democrazia italiana.
Quei fatti di sangue, terrorismo, depistaggi, mano lunga della P2, servizi in campo, fatti che hanno generato commissioni di inchiesta e diversi processi negli anni è dunque bene ricordarli, tenerli ben presenti nella mente per avere la consapevolezza che la battaglia per la democrazia in questo paese è una cosa impegnativa.

6. LIBIA. GHEDDAFI CIRCONDA BENGASI CON LE SUE TRUPPE. E IL G8 DISCUTE SE PUO’ O NO DECIDERE LA NO FLY ZONE.
Le truppe di Gheddafi hanno circondato Bengasi, la roccaforte dei ribelli della Cirenaica. Si prepara un bagno di sangue con bombardamenti e carri armati all’attacco. I più importanti paesi del mondo intanto tentennano. Discutono. Non trovano l’accordo
per intervenire. E dunque non sta scattando nemmeno l’intervento militare per imporre la no fly zone, come chiesto anche dalla Lega Araba.
Non si attenuano le tensioni nei paesi del Golfo. A cominciare dal Bahrein, dove sono entrati i soldati spediti dai principi sauditi per domare la ribellione.

15 marzo 2011

Inno di Mameli in Regione Lombardia, la Lega esce dall'aula.

Per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia il Consiglio Regionale della Lombardia ha aperto i lavori cantando l'Inno di Mameli. Gli esponenti del carroccio non hanno partecipato sono usciti dall'aula e sono andati a prendere un caffè alla bauvette.

Formigoni si è detto dispiaciuto per la scelta degli alleati. L'unico leghista presente Davide Boni il presidente del Consiglio Regionale che in divisa d'ordinanza (cravatta e fazzoletto verde) ha dovuto precisare di essere rimasto perchè abbligato dalla carica ricoperta "per puro dovere istituzionale".

Formigoni:"Da Lombardi, partecipiamo alla festa del tricolore perche' la Lombardia ha avuto una parte molto grande nella costruzione dell'unita' d'Italia. Abbiamo dato un contributo di sangue e di ideali e oggi continuiamo ad essere la locomotiva dello sviluppo dell'Italia in Europa e nel mondo. Ci riconosciamo in un paese che deve diventare sempre piu protagonista nel mondo".

Va giù duro anche Romano La Russa:''Chi non rende onore alla propria bandiera, al proprio inno e alla Patria, non puo' che essere definito vigliacco e la sua esistenza meschina. Migliaia di lombardi si sono sacrificati, dalle guerre risorgimentali sino alle battaglie sul Carso e sul Piave - aggiunge -. Chi disonora il sangue dei propri Avi, patrioti che si sono immolati per sconfiggere il nemico asburgico, e' un traditore ed un vigliacco. Non esiste e non puo' esistere una nazione al di fuori dell'Italia, nel nostro territorio. Ogni altra ipotesi e' solo una pia illusione, per non dire una baggianata''.

Così dichiara il vicepresidente dei deputati PD Alessandro Malan . ''Chi non riconosce lo Stato che governa, dovrebbe trarne le conseguenze. Non si puo' essere ministri, governatori, sindaci, assessori, consiglieri di un esecutivo nazionale, di una regione, di una provincia e di una citta' se non si approva l'ordinamento dal quale queste articolazioni discendono. E cosi' oggi, dal titolo della 'Padania' ('Il Nord paga piu' di tutta Europa, il resto d'Italia festeggia') al comportamento dei consiglieri della Lega, il partito di Bossi ha dimostrato di essere indegno delle istituzioni che occupa''. "E cosi' - conclude Maran - mentre il presidente della Repubblica ci ricorda che nella nostra Costituzione coesistono autonomia e indivisibilita' assistiamo, ancora una volta a una pagliacciata sempre e soltanto in nome della visibilita' e, magari, di qualche voto in piu' alle prossime amministrative''.

Il momento dell'Inno.

Pellegrinaggio a Mauthausen con l'Associazione Roberto Camerani.


Nel fine settimana appena trascorso (11/12/13 marzo), l' Associazione Roberto Camerani, conosciuta a Sulbiate per essere stata presente il 27 gennaio 2011 in occasione della Celebrazione del Giorno della Memoria, ha organizzato l'ultimo suo viaggio/pellegrinaggio nei campi di concentramento di Mauthausen, Gusen, Ebensee.

Testimone narrante e guida della tre giorni austriaca il sig. Giancarlo Bastanzetti, figlio di Pietro Bastanzetti ucciso e passato dal forno crematorio di Gusen.

Qui pubblichiamo il video delle prime parole del sig. Giancarlo davanti alle mura di Mauthausen:




Al termine di questa esperienza sono tanti gli interrogativi che restano sospesi.
Quello che è avvenuto in questi luoghi, è assurdo, enorme, ed ingiusto.

Dopo quanto vissuto gli impegni di tutti coloro che hanno partecipato e parteciperanno in futuro a questi pellegrinaggi sono: diventare a loro volta testimoni dello sterminio; credere ancora nell'utopia che il mondo possa vivere in pace e che l'uomo impari a riconoscere e rispettare la dignità e il valore della vita di ogni singola persona; difendere con forza e dare del bugiardo guardando fisso negli occhi e a schiena diritta, chiunque osi sfregiare o negare, questa nostra preziosa incancellabile memoria storica.

Di seguto una piccola selezione del video presentato anche a Sulbiate in occasione dell'ultima Giornata della Memoria dall'Associazione Roberto Camerani che ripropone l'ultimo viaggio del sig. Roberto svoltosi nel maggio del 2004 nei campi di Mathausen ed Ebensee.
Se qualcuno desiderasse avere il video integrale può farne richiesta all'Associazione.
Qui il sito.


1861 -2011 CENTOCINQUANT'ANNI D'ITALIA.


Il 17 marzo del 19861 nasceva a Torino il Regno dell'Italia unita.

Questa è la settimana delle celebrazioni.
Vi segnaliamo tra i tanti il link dello speciale del quotidiano torinese la Stampa che racconta in modo originale ed interessante i 150 anni della storia del nostro paese.
Ricordiamo che a Sulbiate le celebrazioni ufficiali si terranno il giorno 17 marzo 2011 presso l'Auditorium della scuola, inizio alle ore 21 secondo il programma già pubblicato.

Il circolo del Partito Democratico di Sulbiate invita ad esporere il Tricolore alla vostra finestra.