8 novembre 2014

Maroni #mangiasuolo di Lombardia


Legge #mangiasuolo: la maggioranza impone una forzatura inaccettabile

emendamenti_consumo1Una forzatura inaccettabile, che crea un pericoloso precedente per togliere ogni voce alle opposizioni. A fronte di una nostra disponibilità a confrontarci sul merito della legge, la maggioranza ha preferito tirare dritto con una procedura illegittima, votando gli oltre mille emendamenti a blocchi, nel giro di un quarto d’ora, e addirittura approvando da sola anche l’intera legge. Avevamo chiesto di poter discutere una legge fondamentale come questa in un tempo ragionevole. Oggi il centrodestra si è reso responsabile di una scorrettezza politica e istituzionale che non conosce episodi paragonabili nella storia di questo Consiglio. Una modalità che peraltro espone la legge a possibili future contestazioni e che abbiamo rigettato con forza uscendo dalla sala in segno protesta.
Non vogliamo certo bloccare una legge che la Lombardia aspetta da dieci anni, ma ci opponiamo strenuamente ad un testo blindato che nei fatti, contraddicendo il suo stesso titolo, incentiva l’abuso del suolo. Nel testo non c’è niente sulle compensazioni ecologiche, non è previsto alcun incremento dei costi di costruzione sui terreni agricoli, né altri strumenti concreti per contenere il consumo di nuovi terreni. Il progetto di legge, al contrario, spinge i privati nei prossimi tre anni a presentare la propria richiesta di costruzione anche quando il mercato non lo chiede.

7 novembre 2014

Pisapia prosegue sui matrimoni contratti all'estero!



Nozze gay, Pisapia non cede al prefetto: "Vado avanti sul mio percorso giusto e legittimo"da LaRepubblica.it

Nozze gay, Pisapia non cede al prefetto: "Vado avanti sul mio percorso giusto e legittimo"

Nessun cedimento del sindaco di Milano all'ordine di cancellare le trascrizioni dei matrimoni celebrati all'estero. Il Pd chiede una legge nazionale. Tatarella (Forza Italia): "Pisapia fa il bullo col governo"

L'associazione Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbt, che assiste 13 coppie omosessuali che hanno effettuato la trascrizione dei matrimoni all'anagrafe di Palazzo Marino, sta valutando a propria volta la presentazione di un ricorso al Tar della Lombardia, come è stato fatto a Roma.

6 novembre 2014

Cesare Damiano sul Jobs Act e il lavoro

Damiano: "Il Jobs Act può essere migliorato rispettando i tempi delega entro l'anno"

Intervista a Cesare Damiano di Annalisa Cuzzocrea - La Repubblica

Fa il pontiere, Cesare Damiano. Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera - che a giorni comincerà l`esame del Jobs Act - assicura che i tempi per chiudere la partita entro dicembre ci sono, terza lettura al Senato compresa. E però: «Consiglierei di abbandonare la via dello scontro e dei muscoli e di seguire la via del dialogo. La legge delega va cambiata, alcune delle contraddizioni al suo interno deve sanarle il Parlamento». 

Lei viene dal sindacato ed è un esponente della minoranza Pd. Crede sia un problema? 

«Tutte le discussioni relative all`uso della delega per far cadere Renzi, o per una fantomatica resa dei conti, sono fantasie. Non mi interessano. Quando il presidente del Consiglio dice che qualcuno complotta per dividere il mondo del lavoro parla anche di Bankitalia e delle critiche del suo governatore al tfr inbusta paga? Oppure è lecito esprimere le proprie opinioni?». 

Me lo dica lei. 

«Io mi auguro si faccia quello che definirei un normale lavoro parlamentare, così com`è stato fatto al Senato e in occasione del decreto Poletti. Niente di più e niente di meno». 

Cosa bisogna cambiare? 

«Il carattere della delega è talmente ampio che il grosso andrà fatto nei decreti attuativi, ma ad esempio c`è chi pensa che non citare né di dritto né di rovescio l`articolo 18 possa avere carattere di incostituzionalità. I miglioramenti cui dobbiamo puntare dipendono anche da quel che ci sarà nella legge di stabilità. L`estensione degli ammortizzatori sociali ai precari si potrà fare solo in presenza di risorse aggiuntive. Che vanno trovate». 

5 novembre 2014

Fabiola Gianotti, una donna italiana per il Cern di Ginevra. Brava!

da: LaRepubblica.it

Fisica, Fabiola Gianotti direttore del Cern di Ginevra

Fisica, Fabiola Gianotti direttore del Cern di Ginevra
È la prima donna a capo laboratorio europeo di fisica delle particelle, nato 60 anni fa. Entrerà in carica a gennaio 2016. "Lavorerò per la scienza al servizio della pace". I complimenti di Napolitano e Renzi

ROMA - L'italiana Fabiola Gianotti è stata nominata direttrice generale del Cern di Ginevra. E' la prima volta che una donna è a capo del laboratorio europeo di fisica delle particelle. Cinquantadue anni, nata a Roma e studi a Milano, è stata fra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs. Entrerà in carica a gennaio 2016, subentrando a Rolf-Dieter Heuer che ha ricoperto la carica di direttore generale del Cern dal 2009, affiancato dall'italiano Sergio Bertolucci, direttore della Ricerca e del Computing. E' stata nominata dal Director General Search Committee del Cern. Gli altri due fisici in corsa per la direzione erano il britannico Terry Wyatt, dell'università di Manchester, e l'olandese Frank Linde, direttore dell'Istituto nazionale di fisica subatomica (Nikhef) di Amsterdam. La scienziata italiana ha ricevuto una telefonata di complimenti dal premier Matteo Renzi. Con Fabiola Gianotti è la terza volta che uno scienziato italiano arriva al vertice del Cern che conta fra i suoi padri fondatori il fisico Edoardo Amaldi, uno dei "ragazzi di Via Panisperna". A ricoprire l'incarico di direttore generale del laboratorio di Ginevra, infatti, sono stati il Nobel Carlo Rubbia, primo dg italiano dal 1989 al 1994, poi, cinque anni più tardi, è stata la volta del fisico Luciano Maiani al vertice del Cern dal 1999 al 2003.

L'editoriale di Giovanni Bianchi



La contrapposizione fra la piazza della CGIL a Roma (fossero o meno un milione di persone) e il gruppo dei renziani della prima e di tutte le ore non regge.
La grande manifestazione della CGIL può essere un momento importante di svolta per il rapporto fra sindacato e politica. Certo, così tante persone in piazza, anche se in base ad una piattaforma e a parole d’ordine errate e lacunose, sono un fatto politico in sé. Ma il dato importante è che, finalmente, si prenda atto da una parte e dall’altra che il rapporto fra soggettività sindacale e soggettività politico – istituzionale è un rapporto fra distinti, cosa che si è affermata in tutta Europa a partire dalla Gran Bretagna dove addirittura era stato il sindacato a fondare il partito laburista.
La CGIL , che non è “il” sindacato ma “un” sindacato (cosa che quando verrà ben interiorizzata da alcuni amici e compagni dentro al PD non sarà mai abbastanza presto), con la manifestazione di ieri ha voluto affermare la sua autonomia e il suo dissenso rispetto al Partito Democratico e a chi legittimamente lo guida. Tale autonomia dovrà ora essere conseguente, per evitare di vedere spettacoli come quello cui assistemmo all’ ultimo Congresso della Federazione milanese del PD, quando la larga parte del vertice dirigenziale della Camera del lavoro di Milano si schierò con una corrente e con la sua candidata alla Segreteria (oltretutto perdendo nettamente).

3 novembre 2014

LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA N. 87 dell' 1 novembre 2014

Sabato 01 Novembre 2014
Dopo i muscoli il cervello
Quel che più disapprovo, in questa fase politica, è la difficoltà di affrontare le questioni per il loro merito anzichè per l'apparenza. Frase tipica (che detesto) di questo clima è che si fa la tal cosa, anche in maniera raffazzonata, perchè "occorre dare un segnale". La politica-semaforo illude ma non risolve i problemi. Che trovano spesso la soluzione nei dettagli, spesso trascurati. L'eccessivo ricorso al voto di fiducia (che peraltro non è una novità di questo governo) ha questo principale difetto (oltre a quello di ledere la dignità parlamentare): produce leggi-manifesto  che poi nella pratica funzionano male. La Delrio sulle province ne è un esempio. Ripetere la prova muscolare sul Jobs Act sarebbe grave: meglio deporre i manganelli e riprendere il dialogo.
La settimana in Regione
È iniziata con una surreale conferenza stampa del duo Maroni-Garavaglia. Hanno presentato il bilancio 2015 di Regione Lombardia senza una cifra, solo attaccando i tagli del governo. È però chiaro il loro intento: scaricare di conseguenza i maggiori oneri sui livelli inferiori, a partire dalle Province cui si vogliono azzerare i fondi per il trasporto pubblico. In Consiglio è stato approvato il Piano cave della provincia di Como ed una mozione leghista a favore del  Referendum in Catalogna. Brutta sceneggiata del capogruppo Lega, Romeo, che ha versato una secchiata  di coriandoli sul nostro segretario Alfieri per stigmatizzare gli impegni a suo dire non mantenuti dal governo nella lotta alla Sla. Ho chiesto al Presidente Cattaneo di garantire il decoro dell'aula. Ma anche lui se la passa male. A casa sua (Varese) il suo partito (NCD) è stato fatto fuori dalla giunta Lega- Forza Italia. Ora minaccia ritorsioni in Regione. Ne vedremo delle belle.

29 ottobre 2014

Una nuova generazione di alunni

Nata in Italia la maggior parte degli alunni stranieri

È avvenuto il sorpasso: gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia hanno superato gli studenti nati all'estero e poi arrivati in Italia. Il dato, che segna il primato delle seconde generazioni, emerge dal report statistico diffuso dal ministero dell'Istruzione e relativo all'anno scolastico 2013/2014

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È avvenuto il sorpasso: gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia hanno superato gli studenti nati all'estero e poi arrivati in Italia. Il dato, che segna il primato delle seconde generazioni, emerge dal report statistico diffuso dal ministero dell'Istruzione e relativo all'anno scolastico 2013/2014.

I dati complessivi
Gli alunni nati in Italia da genitori stranieri sono in costante crescita: nel 2013/2014 sono aumentati dell'11,8% rispetto all'anno precedente (oltre 802mila in totale), facendo cos registrare il sorpasso: rappresentano ormai il 51,7% del totale degli alunni figli di migranti.
In totale, nelle scuole italiane il 9% degli studenti straniero: il 90% di questi frequenta una scuola statale (contro l'87% degli italiani). I dati dimostrano che esiste ancora un sensibile divario per quanto riguarda i risultati scolastici: a partire dalle scuole medie, solo il 90,6% degli studenti stranieri viene promosso, mentre la percentuale sale al 96,8% per gli italiani.

28 ottobre 2014

Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari

"Cara Sholeh dal cuore tenero, nell'altro mondo siamo tu ed io gli accusatori e gli altri gli accusati. Vediamo cosa vuole Dio. Vorrei abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene". Il testamento di Reyhaneh in una lettera alla madre

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Reyhaneh Jabbari, a 26 anni, è stata impiccata all'alba in una prigione di Teheran. Era stata arrestata nel 2007, quando aveva 19 anni e condannata a morte per aver ucciso il suo stupratore. Sholeh Pakravan, ha confermato la notizia della morte della figlia sul suo profilo Facebook, con questa espressione figurativa e poetica: "Mia figlia ha ballato con la forca".

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Traduzione dall'inglese del testamento di Reyhaneh Jabbari

Cara Sholeh, oggi ho appreso che ora è il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime iraniano). Mi ferisce che tu stessa non mi abbia fatto sapere che ero arrivata all'ultima pagina del libro della mia vita. Non credi avrei dovuto saperlo? Lo sai quanto mi vergogno perché sei triste. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà?

27 ottobre 2014

Reggio Calabria sceglie il giovane Falcomatà



Falcomatà:"Nel nome di mio padre rilancio Reggio Calabria"

giuseppe falcomata  falcomata  Sentivo la politica come ostile. Poi con un gruppo di amici abbiamo costruito questa svolta.
Intervista a Giuseppe Falcomatà di Giuseppe Baldessarro - La Repubblica

«Due mesi prima di morire papà mi chiamò nel suo studio. Avevo appena compiuto 18 anni. Mi disse: "Non ho immobili o terreni da farti amministrare". E indicando con il pollice la libreria alle sue spalle aggiunse: "Ti lascio questi. Studia e prima o poi nella tuavita avrai la tua opportunità". È stata la sua ultima lezione».

Giuseppe Falcomatà ricorda bene gli anni in cui suo padre Italo era sindaco di Reggio Calabria. Ha le immagini del suo insediamento nel 1993 stampate nella mente, come quelle della sua ultima vittoria nel 2001, pochi mesi prima di essere ucciso dalla leucemia. Tredici anni dopo, con il 61% dei voti, a 31 anni, il sindaco è lui.

E` stato suo padre a iniziarla alla politica?

«No, anzi. Quando lui era sindaco, la politica non mi piaceva. E anche dopo, per diverso tempo ne sono stato lontano. Mi chiedevano come mai non stessi nei movimenti giovanili del partito. Io rispondevo che non mi interessava.