di: Stefano Catone

Bologna,
sabato 13 dicembre – La Scuderia è ormai casa per l’associazione
Possibile, che nel febbraio scorso aveva discusso nello stesso luogo il
proprio posizionamento rispetto al nascente governo guidato da Matteo
Renzi.
Allora l’associazione Possibile non c’era ancora, in realtà, e le
persone che riempivano il locale – e anche quelle fuori – si definivano,
molto semplicemente, “
civatiani”. Poi le cose sono cambiate.
Pippo Civati
c’è sempre: ci si accorge del suo arrivo dal circo mediatico che si
scatena e dal caldo applauso che scatta tra la folla. Al suo fianco,
però, inizia a prendere forma la
“sinistra possibile” stretta attorno al
“Patto Repubblicano”.
Si comincia nella tarda mattinata, con la sala già gremita. La mattina è dedicata alla questione delle questioni: il lavoro.
Luigi Mariucci, ordinario di Diritto del Lavoro, illustra limiti, imprecisioni e cose sbagliate del
Jobs Act,
con un approccio analitico, laico. Dopo di lui si alternano al
microfono le sigle della sinistra possibile: giovani sindacalisti, alla
difesa del lavoro ma capaci di guardare oltre l’orizzonte strettamente
sindacale,
rappresentanti di nuove (si fa per dire) categorie di lavoratori (gli autonomi, i precari),
TILT
(rete di associazioni e persone che si batte, in particolare, per
l’introduzione del reddito minimo). E i lavoratori di Terni. Anche loro.
Il pomeriggio si apre con l’intervento di
Paolo Cosseddu, che provocatoriamente lancia l’idea di una “class action” per tutti coloro che non hanno percepito i famosi ottanta euro.
Si prosegue con il
Patto Repubblicano. Lo presenta il costituzionalista
Andrea Pertici. Cos’è il Patto? E’ un’analisi dell’Italia di oggi, in larga parte confermata dai
risultati della “Ricognizione Possibile”, che abbiamo
lanciato alcuni giorni fa,
e che ci raccontano che, su un campione che per il 73% si definisce
“elettore storico del Partito Democratico”, larghissime maggioranze non
condividono per nulla Jobs Act, Sblocca Italia, mentre aumentano coloro
che non si sentono rappresentati.
Il Patto Repubblicano è anche una proposta, declinata in
dieci “inviti all’azione”,
che chi sottoscrive si impegna a realizzare, nel proprio quartiere, in
Consiglio comunale, alla Camera, al Parlamento Europeo. Cittadini e
donne e uomini delle istituzioni, impegnate per promuovere dieci riforme
che riteniamo fondamentali. Al momento le sottoscrizioni sono più di
mille, e a breve ci metteremo insieme al lavoro. Un’analisi impietosa
sullo “stato della Democrazia in Italia” è stata fatta da
Nadia Urbinati, anche lei sottoscrittrice del Patto, insieme a
Christian Raimo che con le sue slide
zeropuntozero ha
offerto una lettura dell’Italia ai tempi del governo Renzi, arrivandosi
a chiedersi come mai, a Roma, sotto casa sua, c’era Borghezio. E
dov’era la sinistra. Dov’è la sinistra quando si tratta di lotta alla
corruzione, di paradisi fiscali europeissimi e di diritti, ci si chiede
ascoltando
Salvo Tesoriero, Lucrezia Ricchiuti, Elly Schlein e Marina Terragni.